Triestina Laura Zorzini, attivista antispecista, a rischio sorveglianza speciale: accuse giudicate strumentali

Pochi giorni fa è stata nuovamente richiesta la sorveglianza speciale per Laura Zorzini, attivista antispecista facente parte del movimento di disobbedienza civile nonviolenta Ribellione Animale. Già l'anno scorso il medesimo provvedimento cautelare era stato proposto e poi rigettato data la mancanza di qualunque tipo di presupposto giuridico per la sua accettazione.
In un clima di repressione sempre più aspro e autoritario voluto dal governo Meloni, a partire dal primo Decreto Anti-Rave al recentissimo Decreto Sicurezza dello scorso 11 aprile, la procura di Trieste ha ritenuto legittimo tornare ad accanirsi su una persona che da molti anni pratica disobbedienza civile in difesa del clima e degli animali non umani esclusivamente attraverso metodi nonviolenti.
Per l'ennesima volta ci troviamo davanti a uno stato che criminalizza chiunque porti istanze di dissenso, a tal punto da ricorrere al Codice Antimafia per intimidire chi si batte per una causa giusta e di vitale importanza, minacciando ripercussioni spropositate e costringendo ad affrontare ingenti pressioni economiche a causa delle spese legali.
Il provvedimento richiesto per l'attivista non è conseguenziale a nessuna azione in particolare, rendendo ancora più esplicita la volontà di criminalizzare e punire la condotta di chi porta avanti una lotta e proposte concrete di cambiamento. Non è un caso se spesso si dibatte il carattere squisitamente anticostituzionale di questo provvedimento cautelare risalente all'epoca fascista.
La sorveglianza speciale determinerà una forte limitazione della libertà personale di Laura: è stata richiesta per la durata di due anni e la sua approvazione prevede l'obbligo di non lasciare la città di residenza, un coprifuoco che rende impossibile allontanarsi dalla propria dimora, la presenza costante di forze di polizia attorno alla sua abitazione e un isolamento sociale significativo.
Tali misure restrittive sono volte a isolare e limitare fortemente la libertà e l'autonomia di una persona considerata contro ogni buon senso "socialmente pericolosa". Tra le varie disposizioni di sorveglianza può infatti anche essere previsto il divieto di frequentare altri individui considerati alla stessa stregua. Sotto questo governo è giudicato "socialmente pericoloso" battersi per i diritti degli animali non umani e per la giustizia climatica, entrambe cause per le quali il governo attuale non sta facendo nulla: l'utilizzo di questo strumento risulta un palese esempio di repressione pura.
Laura dichiara:
“Il governo italiano continua a fornire ingenti sussidi pubblici alle industrie fossili e del settore zootecnico mentre afferma di proteggere la popolazione: sento il dovere etico di denunciare tramite la mia voce questa connivenza volta meramente a scopi di profitto. Nel frattempo le emissioni di gas climalteranti continuano pericolosamente a salire e gli animali non umani vengono uccisi nei mattatoi. Ho perso ogni fiducia nelle istituzioni, credo sia giunto il momento di assumerci le responsabilità che la classe politica ignora deliberatamente. Come persone comuni abbiamo il potere di non far passare questo scempio sotto silenzio e mettere in luce le contraddizioni del mondo che ci circonda. Ne va della nostra stessa vita e di quella delle vite animali che vengono sfruttate sistematicamente. Credo che dinnanzi alla sofferenza e alla morte certa di milioni di persone non possano esserci dubbi su chi sia davvero socialmente pericoloso.”
La sentenza verrà emanata tra la fine maggio e l'inizio di giugno. Per far fronte alle spese legali è stato aperto un crowdfunding. Nel link di seguito si trovano tutti i riferimenti su come donare per coprire il costo minimo di 2000 euro per le spese legali.
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