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Regione

Pellegrino (AVS): “Canale derivatorio sul lago di Cavazzo, un assalto predatorio agli ecosistemi”

redazione·
Pellegrino (AVS): “Canale derivatorio sul lago di Cavazzo, un assalto predatorio agli ecosistemi”

“Di fronte all’emergenza climatica, alle ondate di calore e ai gravi episodi siccitosi che mettono in ginocchio il Friuli Venezia Giulia, la risposta della maggioranza di Centrodestra regionale e del Consorzio di bonifica pianura friulana consiste nell’ennesimo assalto predatorio ai fragili ecosistemi del territorio, in primis sul più importante bacino idrico naturale della nostra regione: il prezioso e già abbondantemente saccheggiato lago di Cavazzo. È inaccettabile la richiesta pressante da parte della direzione regionale e del consorzio sul ministero, per realizzare al più presto il canale derivatorio che preleva acqua dal lago per portarla in pianura per uso irriguo e idroelettrico, ignorando la naturalità del bacino e la salute delle comunità locali.”

Così in una nota la consigliera regionale Serena Pellegrino, di Alleanza Verdi e Sinistra, che prosegue: “Il lago di Cavazzo è già da decenni oggetto di sfruttamento a causa del funzionamento della centrale idroelettrica di Somplago che, gettando le acque turbinate direttamente nel lago, lo sottopone a permanenti alterazioni di portata e variazioni termiche. Ci tengo a precisare che il progetto del canale derivatorio che prende acqua dal lago per portarla in pianura, calato dall’alto e finalizzato a usi industriali, giace nei cassetti del ministero da decenni e più volte è stato rigettato. Oggi ancor di più, perché ignora il Piano regionale di tutela delle acque”.

“Per contro - così ancora Pellegrino - c’è un’opera che attendiamo e che è davvero necessaria: ovvero realizzare al più presto il bypass che canalizzi le acque di espulsione della centrale per evitare che vadano a immettersi direttamente nel lago. Tutto questo restituirebbe la giusta naturalità all’invaso, così come richiesto a gran voce dai comitati locali e dalla direttiva europea. Ed è esattamente quello che ha chiesto anche il Consiglio regionale il 23 aprile 2024 approvando la mozione 76, a mia prima firma, dal titolo ‘La Regione approfondisca le valutazioni relative alla valvola di regolazione del bypass delle acque scaricate dalla centrale di Somplago e quant’altro ritenuto necessario per la precisa individuazione degli interventi di mitigazione degli impatti della centrale stessa al fine della rinaturalizzazione del lago di Cavazzo’”.

“La Regione Fvg, nonostante la sua grandissima ricchezza d’acqua, deve dotarsi quanto prima di un piano strategico per l’accumulo della risorsa idrica per garantire l’approvvigionamento nei periodi di siccità, e nel contempo rispettare la natura. Ogni intervento deve allinearsi rigorosamente alle direttive nonché al regolamento europeo Nature Restoration Law’ che vincola i Paesi membri, anche l’Italia nonostante il voto contrario in sede di approvazione, a dotarsi di normative finalizzate al ripristino della natura, entro il luglio 2026. Serve - sottolinea ancora l’esponente rossoverde - una programmazione lungimirante e la progettazione di invasi per un accumulo diffuso finalizzato a raccogliere l’acqua piovana nei periodi di abbondanza. Bene ha fatto il presidente del Consorzio pianura isontina, Enzo Lorenzon, che ha evidenziato come l’acqua vada raccolta e conservata quando è disponibile, ad esempio sfruttando cave dismesse per creare bacini di accumulo, anziché continuare a depredare gli habitat naturali protetti”.

“Non è più pensabile che si strumentalizzi la crisi climatica per giustificare opere invasive che danneggiano ulteriormente il patrimonio naturale, bene unico e non negoziabile. Assecondare la logica dello sfruttamento immediato - continua la consigliera di Opposizione - significa compromettere in modo irreversibile il futuro ambientale e paesaggistico di una regione che deve la sua bellezza proprio all’uso intelligente della risorsa idrica. È sempre più evidente, viste le pressioni costanti da parte dei soggetti interessati, che quest’opera non serva per l’irrigazione, già garantita dal bacino dell’Ambiesta, ma piuttosto per alimentare le centrali idroelettriche sui canali posti a valle del lago. Si sa che l’acqua raccolta e ferma negli invasi non dà gli stessi cospicui introiti rispetto a quella corrente generata dai canali derivatori”.

“Ricordiamo che il Tribunale superiore delle acque pubbliche di Roma esaminerà, a febbraio 2027, i ricorsi contro il canale derivatorio del Consorzio di bonifica pianura friulana. Si tratta di un’opera da 105 milioni di fondi pubblici, giudicata inutile e impattante, che ha raccolto la contrarietà unanime dei comuni locali e dei 27 sindaci della Carnia. Chiedo ancora una volta alla Giunta regionale - conclude Pellegrino - di cambiare rotta: renda immediatamente eseguibile la mozione 76, ascolti i cittadini e quelle forze politiche che da anni si impegnano a proporre azioni per una vera transizione ecologica della gestione idrica”.

ACON/COM/rcm

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