Masegni e barriere tra Sant’Antonio e Cavana, ira Porro: «Livellamento promesso, ma nulla è cambiato»

Le irregolarità dei masegni in piazza Sant’Antonio e piazza Cavana tornano al centro di un appello per l’accessibilità degli spazi pubblici di Trieste. In una lettera alla redazione, il consigliere comunale di Futuro Nazionale Salvatore Porro richiama le difficoltà incontrate dalle persone in carrozzina, dagli anziani con il bastone e dai genitori con passeggini, chiedendo attenzione alla regolarità della pavimentazione.
L’autore esprime pieno sostegno ad un triestino, descritto come una persona con disabilità motoria impegnata da anni nell’abbattimento delle barriere architettoniche, anche agli ingressi degli esercizi commerciali.
La proposta per rendere regolare la superficie
Il punto sollevato riguarda la possibilità di conciliare la conservazione dei vecchi masegni con le esigenze di chi deve attraversarli quotidianamente.
Secondo l’autore della lettera, in fase di posa sarebbe stato sufficiente tagliare un centimetro della parte superiore delle lastre, così da ottenere una superficie livellata ed eliminare le irregolarità. Una soluzione proposta dal cittadino, la cui fattibilità tecnica richiederebbe una valutazione specifica.
La richiesta mette al centro un problema concreto: una pavimentazione difficile da percorrere può trasformare l’attraversamento di una piazza in un ostacolo per chi ha una mobilità ridotta.
Le criticità segnalate in piazza Cavana
La lettera estende l’attenzione a piazza Cavana, dove, secondo quanto riferito, i masegni posati anni fa presenterebbero difficoltà analoghe.
L’autore segnala irregolarità e «fughe sconnesse tra loro anche di un paio di centimetri», indicando nell’ingresso alla piazza uno dei punti problematici.
Il tema riguarda quindi due luoghi del centro cittadino e la possibilità di renderli agevolmente percorribili anche da chi utilizza ausili per muoversi.
Il ricordo della dimostrazione con le carrozzine
A sostegno della propria richiesta, il cittadino ricorda una dimostrazione pubblica organizzata in passato insieme al triestino citato precedentemente e a una decina di altre persone in carrozzina.
L’iniziativa, racconta, aveva lo scopo di mostrare direttamente ai cittadini le difficoltà di transito sulla pavimentazione sconnessa.
«Ci fu promesso un livellamento, ma le cose sono rimaste identiche d’allora», scrive. Una ricostruzione con cui denuncia la mancata soluzione di un problema già portato all’attenzione pubblica.
La richiesta sulla statua di monsignor Santin
Nella parte conclusiva, la lettera affronta anche la collocazione della statua di monsignor Santin, ricordato come defensor civitatis.
L’autore ribadisce la proposta di spostarla sul pronao della chiesa di Sant’Antonio, dichiarando di interpretare anche il desiderio di altri concittadini triestini ed esuli istriani.
L’obiettivo indicato è proteggere la statua da possibili vandalismi e dagli escrementi degli uccelli.
La proposta di una recinzione davanti ai gradini
Viene infine richiesta l’installazione di una recinzione davanti agli scalini d’ingresso della chiesa, per impedire che vengano utilizzati da persone che vi si distendono.
L’autore considera questa presenza incompatibile con il rispetto del luogo sacro e con il decoro urbano. La proposta si affianca alle richieste sulla pavimentazione, all’interno di un appello che riunisce accessibilità, cura degli spazi pubblici e tutela dei luoghi cittadini.
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