martedì 3 novembre 2026
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Cronaca

Malnati e Bulgarelli sull’IA: «Serve un’autorità europea che garantisca la neutralità dell’algoritmo»

redazione·
Malnati e Bulgarelli sull’IA: «Serve un’autorità europea che garantisca la neutralità dell’algoritmo»

Un’autorità europea che garantisca la neutralità degli algoritmi, responsabilità definite per i danni provocati dall’intelligenza artificiale e maggiori tutele per i minori sulle piattaforme digitali. Sono le richieste al centro del contributo firmato da monsignor Ettore Malnati, teologo, e Andrea Bulgarelli, giornalista e comunicatore, che richiamano i principi della Carta di Trieste sull’Intelligenza artificiale.

La loro riflessione affronta il rapporto tra innovazione, informazione e democrazia, ponendo una questione centrale: come mantenere la persona e la sua libertà di scelta al centro di un sistema nel quale gli algoritmi incidono sempre più sull’accesso alle notizie e sul dibattito pubblico.

Dalla tutela dei minori alla Carta di Trieste

Il percorso descritto dagli autori è iniziato nel 2022, con un confronto sulla necessità di regolamentare il rapporto tra minori e social media.

Da quel primo ragionamento, attraverso il coinvolgimento di persone provenienti da diversi ambiti professionali, si è sviluppato il lavoro all’interno dell’Associazione culturale Studium Fidei, approdato alla redazione della Carta.

Il documento viene presentato come un contributo alla definizione di principi etici e giuridici per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di salvaguardare un «umanesimo etico degli algoritmi». Un’impostazione che considera l’agire umano il presupposto essenziale dello sviluppo e dell’applicazione delle nuove tecnologie.

Giornalismo e chatbot, il rischio di allontanare i lettori dalle fonti

Una parte importante del contributo riguarda le conseguenze dell’IA sul giornalismo. Secondo Malnati e Bulgarelli, la diffusione dei chatbot sta accelerando una trasformazione già in corso, aumentando la pressione sul modello economico dell’informazione tradizionale.

Il passaggio individuato è quello dai motori di ricerca che indirizzano verso i siti a sistemi che forniscono direttamente una risposta, riducendo la necessità di aprire e consultare le fonti originali.

Gli autori temono che questa modalità possa impoverire il confronto tra testate e ricostruzioni differenti. Nella loro analisi, la sintesi prodotta dagli algoritmi rischia inoltre di incorporare contenuti falsi e restituire informazioni non aderenti ai fatti.

La preoccupazione riguarda quindi sia la sostenibilità del lavoro giornalistico sia la possibilità, per il lettore, di costruire una conoscenza attraverso più fonti.

Social media e minori: «Formazione e norme»

Malnati e Bulgarelli collegano il tema dell’intelligenza artificiale a quello dell’utilizzo delle piattaforme digitali da parte dei più giovani.

Nel contributo richiamano episodi di vandalismo in città europee, tra cui Milano, e l’impiego dei social come strumenti di diffusione e celebrazione della violenza.

Per gli autori, il coinvolgimento di minori e persone fragili richiede risposte sul piano educativo e normativo: formazione, indicazioni certe e strumenti di tutela devono accompagnare l’accesso e la partecipazione agli ambienti digitali.

Chi risponde quando l’intelligenza artificiale provoca un danno?

Tra i punti della Carta richiamati nel testo figura la necessità di definire un sistema di responsabilità per le decisioni dannose assunte attraverso l’IA.

La proposta distingue il ruolo di sviluppatori e progettisti da quello di proprietari e gestori dei sistemi. I primi, secondo l’impostazione illustrata, potrebbero essere chiamati a rispondere di danni riconducibili a difetti degli algoritmi; i secondi di conseguenze legate all’utilizzo, alla gestione o alla personalizzazione delle tecnologie.

Si tratta di un’esigenza regolatoria sostenuta dagli autori: individuare responsabilità riconoscibili lungo le diverse fasi di realizzazione e impiego dei sistemi.

«Serve un’autorità europea»

Il contributo esprime una posizione critica verso l’autoregolamentazione delle imprese tecnologiche.

«Non possiamo fidarci dei codici etici di coloro i quali producono sistemi di intelligenza artificiale», scrivono Malnati e Bulgarelli, chiedendo garanzie di neutralità e libertà di accesso alle piattaforme senza dover autorizzare l’utilizzo dei dati personali.

La richiesta è esplicita: «Serve un’autorità europea che garantisca la neutralità dell’algoritmo, tutelando al contempo il genio necessario alla sua realizzazione».

Una proposta che affianca alla tutela dell’innovazione la necessità di un controllo indipendente sulle modalità con cui le tecnologie selezionano e presentano i contenuti.

Il timore di un «arbitro invisibile» nel dibattito pubblico

La riflessione conclusiva riguarda il rapporto tra algoritmi e democrazia. Gli autori mettono in guardia dal rischio che i sistemi digitali possano orientare in modo poco trasparente la percezione pubblica, favorendo alcune posizioni rispetto ad altre.

È il timore di un algoritmo che diventi «un arbitro invisibile», capace di condizionare la visibilità delle idee e l’equilibrio del confronto politico.

Al centro del loro appello rimangono dunque la trasparenza, la responsabilità e la libertà delle persone: condizioni che Malnati e Bulgarelli ritengono necessarie perché lo sviluppo tecnologico conservi una direzione umana.

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