«Quanta gente mi porti?»: Mauro Manni mette in discussione il rapporto tra locali e musicisti (VIDEO)

La musica nei locali deve essere pensata come un servizio per il pubblico, sostenuto dall’organizzazione e dalla promozione dell’attività. È il messaggio lanciato dall’animatore Mauro Manni durante la diretta di Trieste Cafe condotta da Luca Marsi.
Nel confronto con il presidente di Federalberghi Maurizio Giudici e con il DJ Ricky Ottolino, Manni ha messo in discussione un’impostazione che, secondo la sua esperienza, continua a caratterizzare una parte del rapporto tra locali e artisti: valutare il musicista soprattutto sulla base delle persone che può portare.
La domanda rivolta agli artisti
«Arriva il musicista: quanta gente mi porti?», ha osservato Manni, riassumendo il meccanismo sul quale ha voluto richiamare l’attenzione.
Il rischio, nel ragionamento dell’animatore, è costruire l’intera serata attorno alla capacità dell’artista di richiamare clienti, lasciando in secondo piano la proposta del locale e il lavoro necessario per farla conoscere.
Manni ha invitato a considerare un’organizzazione più ampia, nella quale il gestore promuova l’appuntamento tra i propri clienti e attivi contatti con gli alberghi.
Il musicista contribuisce all’attrattività della serata, mentre il locale costruisce e comunica l’esperienza che intende offrire.
L’esempio della «cena incantata»
Per rendere concreto il concetto, Manni ha ricordato una formula utilizzata nella propria attività: la «cena incantata».
«Si cenava, si cantava, si faceva un po’ di musica, si faceva un pochino di festa se c’era l’opportunità e poi ognuno andava a dormire», ha raccontato.
L’esempio descrive una serata nella quale ristorazione e intrattenimento fanno parte della stessa proposta. Per Manni, un format di questo tipo dovrebbe essere accompagnato da una comunicazione preventiva: avvisare i clienti, promuovere l’appuntamento e informare le strutture ricettive.
Nel confronto è stato richiamato anche il potenziale interesse dei turisti per le cene a tema e per le occasioni di uscire a mangiare durante il soggiorno.
Più spazio al piano bar
Manni ha inoltre espresso il desiderio di trovare a Trieste più occasioni di piano bar. Secondo la sua valutazione, questa tipologia di offerta è poco presente.
«Dovrebbero esserci anche più situazioni di semplice piano bar», ha affermato.
Il ragionamento ha toccato anche la varietà dei gusti: dalla musica jazz alle canzoni italiane, con un richiamo a Toto Cutugno e a “L’italiano”. Proposte differenti che possono incontrare pubblici diversi e arricchire le possibilità di scelta per residenti e visitatori.
Promozione e investimento del locale
Il cambiamento suggerito da Manni riguarda il modo in cui viene costruita l’offerta.
«Il musicista dovrebbe essere un servizio per la gente che c’è», ha dichiarato, aggiungendo che può rappresentare anche un’attrattiva quando esiste una comunicazione precedente.
Perché questo avvenga, ha sostenuto, serve un investimento da parte dell’imprenditore. La musica entra così nella progettazione della serata e nella qualità del servizio, insieme alla capacità di far sapere al pubblico che cosa troverà.
Il suo intervento si è collegato alle osservazioni di Giudici sulla programmazione: conoscere gli appuntamenti in anticipo e collegare locali e alberghi può dare maggiore forza alle iniziative.
DI SEGUITO IL VIDEO
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