mercoledì 8 luglio 2026
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Case della Comunità, ASUGI presenta il nuovo modello: 84 milioni investiti e 12 mila interventi già effettuati

Luca Marsi·
Case della Comunità, ASUGI presenta il nuovo modello: 84 milioni investiti e 12 mila interventi già effettuati

Non una semplice inaugurazione di nuove sedi sanitarie, ma la presentazione di un cambiamento destinato a modificare profondamente il modo con cui i cittadini accederanno ai servizi sanitari nei prossimi anni. È questo il messaggio lanciato da ASUGI durante la conferenza stampa ospitata nella Direzione Generale di Villa Renner, dedicata allo stato di avanzamento delle Case della Comunità, il nuovo modello di assistenza territoriale previsto dal Decreto Ministeriale 77/2022.

Attorno al tavolo erano presenti il direttore generale Antonio Poggiana, l'assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi, il direttore sanitario Daniele Pittioni, il direttore socio sanitario Giulio Antonini, il direttore dell'Edilizia e Impianti Mauro Baracetti, la direttrice del Distretto Trieste 2 Monica Bonetti, il responsabile delle Emergenze Territoriali Alberto Peratoner, insieme ai professionisti che hanno seguito la progettazione e l'avvio operativo del nuovo sistema.

Il messaggio emerso dalla conferenza è stato chiaro: le Case della Comunità non rappresentano il punto di arrivo della riforma sanitaria, ma il cuore di una rete molto più ampia che mette insieme sanità, servizi sociali, medicina generale, assistenza domiciliare, telemedicina, continuità assistenziale e Terzo Settore.

«Non guardiamo il dito, guardiamo la luna»

Ad aprire l'incontro è stato il direttore generale Antonio Poggiana, che ha scelto una metafora per spiegare la filosofia della riforma.

Richiamando un proverbio attribuito alla tradizione buddista, ha osservato come spesso il dibattito pubblico si concentri esclusivamente su aspetti quantitativi, come il numero di medici presenti, gli orari di apertura o gli infermieri disponibili, trascurando invece il vero obiettivo della riforma.

Secondo Poggiana il punto centrale non è la Casa della Comunità in sé, bensì il nuovo modello di assistenza territoriale che essa rende possibile.

Il direttore generale ha spiegato che la sanità deve compiere un salto culturale importante, passando dal concetto di "cura" a quello di "presa in carico".

La cura riguarda il singolo professionista che affronta una malattia specifica.

La presa in carico, invece, considera contemporaneamente condizioni cliniche, situazione familiare, fragilità sociali, autonomia della persona e bisogni assistenziali, attraverso il lavoro coordinato di una squadra multidisciplinare.

Per questo motivo la Casa della Comunità viene descritta come uno dei nodi di una rete composta da numerosi elementi, tra cui:

assistenza domiciliare;

Ospedali di Comunità;

Centrali Operative Territoriali;

numero europeo 116117;

telemedicina;

servizi sociali comunali;

medicina generale;

specialistica territoriale.

Il percorso: prima le strutture, poi l'organizzazione

Poggiana ha ripercorso anche le tappe della riforma.

Il primo passo è stato costruire i contenitori fisici.

Successivamente ASUGI ha lavorato sulla progettazione organizzativa, coinvolgendo professionisti sanitari, amministrativi, Comuni e servizi sociali.

Infine è arrivata l'attivazione progressiva dei servizi.

«L'aereo è decollato», ha sintetizzato il direttore generale, spiegando che la fase iniziale è ormai conclusa ma che resta ancora molto lavoro per sviluppare completamente il nuovo modello.

Oltre 84 milioni di euro investiti

L'architetto Mauro Baracetti ha illustrato il lavoro svolto negli ultimi anni.

L'investimento complessivo supera gli 84 milioni di euro, finanziati attraverso fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e soprattutto mediante risorse della Regione Friuli Venezia Giulia.

Durante la conferenza è stato evidenziato come, in molti interventi, il contributo regionale abbia superato quello del PNRR.

Le Case della Comunità attivate sono sette.

Nel complesso gli interventi hanno interessato quindici opere distribuite tra area giuliana e isontina, comprendendo anche Centrali Operative Territoriali, Ospedali di Comunità e sedi distrettuali.

Baracetti ha sottolineato che tutti gli obiettivi previsti dal PNRR sono stati certificati e raggiunti nei tempi previsti.

Recuperati edifici inutilizzati da oltre vent'anni

Tra gli interventi più significativi è stato ricordato il recupero di edifici rimasti inutilizzati per oltre vent'anni, completamente riqualificati dal punto di vista strutturale, antisismico, impiantistico ed energetico.

Grande attenzione è stata dedicata anche all'umanizzazione degli ambienti.

Le immagini mostrate durante la conferenza hanno evidenziato spazi luminosi, aree di attesa più accoglienti e ambienti pensati non solo per la funzionalità sanitaria, ma anche per migliorare l'esperienza delle persone assistite.

Le sette Case della Comunità operative

ASUGI ha confermato il raggiungimento del target previsto dal PNRR con l'attivazione delle Case della Comunità di:

Trieste Ospedale Maggiore;

Trieste via Sai;

Muggia;

Monfalcone;

Grado;

Gorizia;

Cormons.

Ogni struttura presenta alcune caratteristiche specifiche legate al territorio servito, ma mantiene un'organizzazione omogenea fondata sugli stessi principi.

Cosa offre una Casa della Comunità

La direttrice Monica Bonetti ha illustrato dettagliatamente i servizi disponibili.

Le Case della Comunità mettono a disposizione:

ambulatori di cure primarie;

assistenza infermieristica;

medici di medicina generale;

pediatri;

specialistica ambulatoriale;

Punto Unico di Accesso;

assistenti sociali;

servizi amministrativi;

integrazione con il CUP;

attività di prevenzione;

assistenza domiciliare;

integrazione con i servizi comunali.

L'accesso può avvenire direttamente oppure tramite prenotazione, mentre per le necessità sanitarie non urgenti è attivo il numero europeo 116117.

I primi dati dell'Ospedale Maggiore

Essendo stata la prima ad entrare in funzione, la Casa della Comunità dell'Ospedale Maggiore dispone dei dati più consolidati.

Dal 31 dicembre 2025 al 30 aprile 2026:

il Punto Unico di Accesso ha gestito 489 casi;

l'ambulatorio infermieristico ha seguito 1.078 utenti;

l'ambulatorio delle cure primarie ha registrato 4.938 accessi.

Secondo ASUGI, circa il 95% delle situazioni è stato risolto direttamente sul territorio, senza ricorso al Pronto Soccorso.

Quasi dodicimila interventi complessivi

Dall'avvio delle strutture territoriali sono stati effettuati:

8.954 interventi nell'area giuliana;

2.034 nell'area isontina.

Il totale raggiunge 11.888 interventi, dato che ASUGI considera una prima conferma della risposta positiva da parte dei cittadini.

Il Punto Unico di Accesso

Uno degli strumenti più innovativi illustrati durante la conferenza è il Punto Unico di Accesso.

Qui il cittadino può presentare il proprio bisogno senza dover individuare autonomamente il servizio corretto.

Le principali attività riguardano:

orientamento;

informazioni;

presa in carico;

valutazioni infermieristiche;

accesso ai servizi territoriali;

pratiche amministrative;

inserimenti nelle strutture residenziali;

collegamento con i servizi sociali.

L'ambulatorio infermieristico

In tutte le Case della Comunità l'ambulatorio infermieristico rappresenta il servizio con il maggior numero di prestazioni.

Le attività più richieste risultano:

medicazioni;

terapie iniettive;

controlli programmati;

assistenza continuativa ai pazienti cronici.

Cure primarie aperte anche 24 ore

L'organizzazione delle cure primarie varia a seconda della struttura.

L'Ospedale Maggiore garantisce la copertura 24 ore su 24, sette giorni su sette, mentre altre sedi operano secondo gli standard previsti dal DM 77 con aperture diurne o di dodici ore.

Nelle ore notturne l'accesso avviene esclusivamente tramite il 116117, che valuta ogni richiesta e indirizza il cittadino verso il servizio più appropriato.

Il ruolo dei medici di medicina generale

Il direttore sanitario Daniele Pittioni ha definito fondamentale il coinvolgimento dei medici di famiglia.

È già operativo un gruppo di lavoro dedicato alla costruzione del nuovo modello.

Il medico di medicina generale dovrà diventare parte integrante dell'équipe multidisciplinare, condividendo la gestione dei pazienti cronici e fragili con specialisti, infermieri e assistenti sociali.

Attualmente operano nelle Case della Comunità:

30 medici a ciclo orario nell'area giuliana;

13 nell'area isontina.

L'ultimo accordo nazionale consente inoltre anche ai medici di medicina generale a ciclo di scelta di partecipare alle attività delle Case della Comunità.

La sfida della cronicità

Andrea Di Lenarda ha concentrato il proprio intervento sulla gestione delle malattie croniche.

Secondo il direttore del Dipartimento dell'Assistenza Territoriale, ASUGI segue circa 90 mila persone affette da patologie cardiovascolari, respiratorie, diabetologiche o nefrologiche.

Un numero troppo elevato per essere gestito esclusivamente dagli specialisti.

Per questo motivo diventa essenziale il lavoro integrato con i medici di medicina generale, evitando percorsi frammentati e ripetizioni inutili di visite ed esami.

Il numero europeo 116117 cresce rapidamente

Il responsabile delle Emergenze Territoriali Alberto Peratoner ha presentato il bilancio del nuovo servizio.

Nei primi mesi di attività regionale il 116117 riceve circa 30-32 mila chiamate al mese.

Il tempo medio di risposta è di 70 secondi.

La durata media della telefonata è di circa tre minuti.

Il sistema, attivo 24 ore su 24, utilizza operatori appositamente formati affiancati da infermieri esperti, con collegamento diretto alla centrale dell'emergenza sanitaria per distinguere immediatamente le situazioni urgenti da quelle non urgenti.

La grande alleanza con il Terzo Settore

Giulio Antonini ha illustrato uno dei capitoli più innovativi della riforma.

ASUGI ha avviato la coprogettazione con il Terzo Settore.

Sono arrivate 145 candidature, presentate da 56 enti, che collaboreranno allo sviluppo di servizi dedicati a:

anziani;

caregiver;

persone fragili;

salute mentale;

giovani;

disabilità;

inclusione sociale;

reti di solidarietà;

intercettazione precoce dei bisogni.

La Regione ha stanziato circa 2 milioni di euro per sostenere queste attività nei prossimi tre anni.

Gli incontri con la cittadinanza

Per accompagnare il cambiamento culturale ASUGI organizzerà incontri pubblici aperti ai cittadini.

Le date già confermate sono:

15 luglio a Monfalcone;

21 luglio al Teatrino Basaglia di Trieste;

22 luglio all'Auditorium ITIS di Trieste;

23 luglio a Cormons.

Saranno organizzati anche appuntamenti a Muggia e Gorizia.

Riccardi: «Il nuovo modello è una realtà»

L'assessore regionale Riccardo Riccardi ha definito il raggiungimento dei target un risultato tutt'altro che scontato.

Ha ricordato come la Regione abbia investito risorse ben superiori ai finanziamenti PNRR, dimostrando di credere nella riforma.

Secondo Riccardi il vero nemico oggi è rappresentato dall'inappropriatezza degli accessi.

Troppi cittadini si rivolgono al Pronto Soccorso per problemi che potrebbero essere gestiti sul territorio.

Il nuovo sistema punta proprio a filtrare meglio la domanda sanitaria, ridurre i ricoveri inutili, rafforzare l'assistenza domiciliare e concentrare gli ospedali sulla gestione dei casi realmente acuti.

L'assessore ha inoltre ricordato che il Friuli Venezia Giulia sta ottenendo risultati positivi anche nelle valutazioni nazionali, citando gli indicatori della Scuola Superiore Sant'Anna e di CREA Sanità.

«Adesso bisogna spiegare tutto ai cittadini»

La conclusione della conferenza è stata affidata nuovamente ad Antonio Poggiana.

Dopo aver raggiunto gli obiettivi strutturali e organizzativi del PNRR, la nuova sfida sarà quella di accompagnare i cittadini nella conoscenza del nuovo sistema.

Per questo ASUGI ha scelto di organizzare incontri pubblici nei diversi territori, affinché ogni persona possa comprendere come funzionano le Case della Comunità, quando utilizzarle e quali servizi possono offrire.

Il messaggio finale è stato condiviso da tutti i relatori: la rete territoriale è ormai operativa. Le Case della Comunità rappresentano il punto di partenza di un modello che punta a rendere la sanità più vicina alle persone, più integrata tra professionisti e servizi e maggiormente orientata alla gestione della cronicità e delle fragilità, con l'obiettivo di offrire risposte più appropriate e tempestive ai bisogni della popolazione.

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