Valorizzazione del punto franco di Trieste: l’ostacolo più insidioso non è Bruxelles ma Roma
L’allegato VIII del Trattato di Pace di Parigi del 1947 non è la Bibbia, e a Roma dovrebbero conoscerne i contenuti. Così Zeno D’Agostino, Presidente dell’Autorità Portuale, che ha spiegato sarebbe bastato leggere «i venti articoli dell'allegato ottavo e le poche righe nel Memorandum di Londra del 1954 per apprendere che il porto di Trieste gode di determinati benefici e che qui devono essere applicati addirittura quelli migliori tra tutte le zone franche del mondo».
Invece «Lo Stato italiano, nell'ambito della sua comunicazione a Bruxelles relativa ai territori extra doganali, si è dimenticato di dire che esiste il porto franco di Trieste. E anche di aggiungere che ha tutti i requisiti in regola per essere presente nella lista». Una dimenticanza che non fa bene alla città e all'intero Friuli Venezia Giulia, ma anche un autentico problema politico, «abbiamo la legge dalla nostra parte e persino un trattato internazionale che dice che l'Italia deve farsi viva a Bruxelles per ovviare alla sua omissione».
Per questo, nella giornata di ieri, giovedì 23 luglio, tutte le forze partitiche presenti in Giunta regionale si sono riunite per una serie di audizioni dedicate alla valorizzazione del punto franco di Trieste, quale occasione di sviluppo industriale e strumento per favorire il re-shoring di aziende delocalizzate, al fine di attivare un effetto volano per l’economia regionale.
L’audizione è stata richiesta dal Consigliere di Fratelli d’Italia - AN Claudio Giacomelli, in quanto «la nostra Regione, dispone, sulla scorta della legislazione internazionale e nazionale, di uno straordinario strumento di promozione industriale» ha spiegato «ma non è ancora pienamente sfruttato e utilizzato».
Le esposizioni hanno visto impegnati anche Lucia Napolitano e Marcello Fici in rappresentanza della direzione interregionale Veneto e Friuli Venezia Giulia dell'Agenzia delle dogane, da sempre parte attiva nella valorizzazione del porto di Trieste. Diverse menzioni sono state fatte nei confronti degli sforzi impiegati dal Ministro Patuanelli.
«Stiamo parlando di una grande opportunità per il Friuli Venezia Giulia» ha detto Roberto Cosolini «e oserei dire per l’Italia. Un motore, un polmone di questo tipo avrebbe una ricaduta che va ben oltre i confini del porto di Trieste, le cui peculiarità non rappresentano una concorrenza per gli altri porti italiani, che hanno altra vocazione».
Le argomentazioni portate in Aula hanno trovato l’unanime apprezzamento dei consiglieri regionali, ma è stata suggerita anche la necessità di giungere a un atto politico molto forte, senza lasciarsi condizionare da inutili campanilismi e agendo, se necessario, anche con l'impeto di un elefante in una cristalleria.
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