Trieste, Colummi: «Tradizione rischia di scomparire, il dialetto deve produrre anche cose nuove» (VIDEO)

Non soltanto conservare il dialetto triestino, ma utilizzarlo per creare nuovi spettacoli, nuova musica e nuovi linguaggi. Elisa Colummi rilancia una visione dinamica della cultura locale, nella quale la tradizione non deve essere congelata nel passato ma diventare materia viva per nuove produzioni.
Una tradizione da proteggere
Durante la diretta di Trieste Cafe, Colummi ha sottolineato innanzitutto l'importanza di non disperdere il patrimonio culturale cittadino.
«È giusto celebrare la tradizione», ha spiegato, aggiungendo una considerazione significativa: «Mi vien da dire che sta un po' scomparendo e quindi è giusto portarla avanti».
La tutela, però, secondo la performer non può limitarsi alla riproposizione continua dello stesso repertorio.
Il rischio della nostalgia
«Bisogna anche dare una ventata di novità», ha sottolineato Colummi.
Il punto è riuscire a raccontare Trieste evitando di «scadere troppo nella nostalgia».
Un equilibrio che l'artista sperimenta anche attraverso gli spettacoli realizzati al Miela con Alessio Colautti, dove alle canzoni più popolari viene affiancata quella che Colummi definisce «canzone colta triestina».
Creare oggi in dialetto triestino
Ma la parte forse più significativa riguarda le produzioni completamente nuove.
«Con Raffaele Prestinenzi abbiamo fatto e messo su due musical in triestino completamente nuovi», ha raccontato.
La conclusione diventa quasi un manifesto: «Si può fare anche musica nuova in dialetto».
Non soltanto recuperare ciò che esiste già, dunque, ma utilizzare la lingua locale come strumento creativo contemporaneo.
Colummi ha ricordato anche la presenza a Trieste di compagnie e teatri impegnati nel teatro dialettale, sottolineando quanto sia importante continuare a valorizzare questo patrimonio.
«È importante fare cose della tradizione, ma anche dare spazio alle novità».
Perché una tradizione rimane viva non soltanto quando viene ricordata, ma anche quando riesce ancora a produrre qualcosa che prima non esisteva.
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