Una mozione in Regione per il futuro del Burlo

Una moratoria sull'esecuzione dell'attuale progetto al fine di ridiscuterlo in maniera integrale e approfondita, con tempi certi brevi, e garantendo l'ascolto della cittadinanza e soprattutto dei portatori di interesse e del personale sanitario e medico, mentre si portano avanti gli altri interventi compresi nel progetto per la riqualificazione dell’ospedale di Cattinara. Questa la richiesta principale della mozione presentata al Consiglio regionale dalle consigliere Giulia Massolino e Simona Liguori, del gruppo consiliare Patto per l’Autonomia - Civica FVG, raccogliendo le istanze di operatrici e operatori raccolte da Adesso Trieste nel suo percorso di ascolto, oltre a quelle del Comitato “Salviamo il Burlo e la Pineta di Cattinara” a cui AT aderisce.
«Il progetto di trasferimento del Burlo è vecchio e inadeguato: non risponde alle necessità dell’ospedale materno-infantile - spiega la consigliera Massolino -. Siamo preoccupate per le sorti del Burlo, la cui autonomia ed efficienza deve essere garantita, per non rischiare di perdere la qualifica IRCCS. Nel nuovo progetto, da sviluppare con percorso di ascolto del personale medico e sanitario, devono esserci adeguati spazi per pazienti, sia adulte che minori, senza promiscuità o accorpamenti con l’ospedale per adulti, aumentando i posti letto e mantenendo il pronto soccorso infantile e ostetrico. Se verrà confermata l'ipotesi di trasferimento, chiediamo alla Regione di mantenere nella struttura di via dell’Istria tutte le funzioni del Burlo che non è necessario e utile spostare a Cattinara, scongiurando l’attuazione del Piano Regolatore attualmente vigente che prefigura un nuovo centro commerciale nello stile del complesso dell’ex Maddalena. Allo stesso tempo, chiediamo di trovare soluzioni alternative all’abbattimento della Pineta per la costruzione del parcheggio, anche sviluppando un piano per il mobility management del personale e delle e dei pazienti, al fine di ridurre l’utilizzo dell’auto privata per ogni spostamento ove non sia strettamente necessario. Infine, invitiamo a valutare l'opportunità di includere nel nome dell'istituto di cura - così come nelle comunicazioni relative alle sue attività - la cura delle donne oltre che di madri e minori».
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