Trieste, Fratelli d’Italia non arretra su via Gioia: «Ribadiamo la nostra contrarietà»

Fratelli d’Italia ribadisce il no all’apertura di un centro di accoglienza nell’ex mercato di via Flavio Gioia, dopo gli scontri del 6 novembre a Trieste. La deputata e segretaria provinciale Nicole Matteoni e il capogruppo regionale e segretario comunale Claudio Giacomelli condannano le violenze e dichiarano la propria solidarietà agli agenti feriti e al giornalista di Telequattro Gianluca Paladin, che secondo quanto riferiscono è stato minacciato mentre documentava i fatti.
La solidarietà agli agenti e a Gianluca Paladin
I due esponenti di Fratelli d’Italia esprimono «la nostra più ferma condanna per i gravi episodi di violenza verificatisi in piazza Libertà e nei pressi dell’ex mercato di via Flavio Gioia». Quanto accaduto, aggiungono, «non ha nulla a che vedere con una protesta pacifica e merita una risposta ferma da parte delle istituzioni».
Matteoni e Giacomelli attribuiscono la responsabilità delle aggressioni a chi ha ferito gli agenti. Sul piano politico puntano il dito contro quelli che definiscono «cattivi maestri», accusandoli di aver alimentato la tensione con attacchi al Comune, alla Regione, alla Questura e alla Prefettura, fino ad attribuire alle istituzioni la responsabilità dei decessi in Porto Vecchio.
Il no al centro di accoglienza in via Flavio Gioia
«Ribadiamo la nostra contrarietà all’apertura di un centro di accoglienza nell’ex mercato di via Flavio Gioia», scrivono Matteoni e Giacomelli. A loro giudizio, Trieste ha già sostenuto un impegno significativo sul fronte dell’accoglienza e la priorità è tutelare la sicurezza e la vivibilità della città.
I due esponenti contestano inoltre la tesi secondo cui un centro in via Gioia avrebbe evitato le morti in Porto Vecchio. Nella nota sostengono che le persone che avevano acceso il fuoco nel magazzino fossero già destinatarie di un provvedimento di allontanamento e, a loro giudizio, non si sarebbero fatte identificare nemmeno in un centro a bassa soglia. Su questo punto chiamano in causa il centrosinistra triestino, chiedendo se intenda sostenere un centro notturno senza identificazione all’ingresso, ipotesi alla quale si oppongono per ragioni di sicurezza.
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