Rifondazione attacca sul futuro di Cattinara: «Ancora in tempo per cambiare progetto»

Modificare il progetto di Cattinara e mantenere il Burlo nella sua attuale sede, rinnovandolo. È la richiesta di Rifondazione Comunista di Trieste, che è intervenuta sulla situazione dell’ospedale dopo aver partecipato alla conferenza stampa del 6 novembre, convocata da Articolo 32 e dal dottor Walter Zalukar.
In una nota firmata da Marino Andolina e Gianluca Paciucci, della segreteria del PRC-Federazione di Trieste, il partito critica le scelte delle amministrazioni regionale e comunale e rilancia la necessità di ripensare il progetto ospedaliero. Al centro della posizione espressa ci sono le condizioni del cantiere, i disagi per chi frequenta la struttura e una diversa concezione degli spazi e dell’assistenza.
«Trieste ha bisogno di un ospedale moderno degno di questo nome», affermano i firmatari, chiedendo una «rivoluzione della cura» accompagnata da una maggiore presenza pubblica nella gestione di servizi e luoghi.
Le critiche sul cantiere e sui percorsi di accesso
Rifondazione descrive una situazione di difficoltà per pazienti, visitatori e personale medico-sanitario, legata alla presenza di transenne e camminamenti precari. Secondo quanto sostiene il partito, il cantiere di Cattinara è fermo da tempo.
Nella nota, Andolina e Paciucci utilizzano un’immagine netta per rappresentare i disagi, definendo chi frequenta l’ospedale «prigioniero» dei percorsi delimitati dai lavori. Una critica che investe sia l’avanzamento dell’intervento sia le condizioni quotidiane nelle quali si trovano a muoversi utenti e lavoratori.
I firmatari tornano inoltre sull’abbattimento della pineta di Cattinara, indicandolo polemicamente come il solo lavoro portato a termine. Il tema del verde assume un ruolo centrale anche nelle modifiche richieste per il futuro della struttura.
Il richiamo al “Libro bianco” sul Burlo-Cattinara
Nella propria presa di posizione, Rifondazione ricorda il “Libro bianco” sul Burlo-Cattinara, pubblicato l’anno scorso come esito di una convergenza di idee e contenente testi di Marino Andolina, Paolo Radivo, Laura Stabile e Walter Zalukar.
Il partito rivendica quel lavoro come un tentativo di proporre alternative alle decisioni assunte da Regione e Comune, sulle quali esprime un giudizio fortemente negativo.
Il richiamo al documento accompagna la richiesta di riaprire il confronto sul progetto. Per Rifondazione, le scelte già effettuate possono ancora essere modificate: «Siamo ancora in tempo!», insistono Andolina e Paciucci.
«Il Burlo resti dov’è, pur rinnovato»
Un punto esplicito della nota riguarda il futuro dell’ospedale infantile Burlo Garofolo. Rifondazione ne chiede il mantenimento nell’attuale sede, insieme a un intervento di rinnovamento.
Il partito esprime preoccupazione per il Burlo sia come eccellenza sia come modello di ospedale e ribadisce di volerlo vedere «lì dov’è, pur rinnovato». I firmatari sostengono inoltre che siano disponibili le risorse per questa prospettiva.
La posizione si inserisce nella contestazione più ampia del progetto Burlo-Cattinara e nella richiesta di tutelare le caratteristiche dell’assistenza rivolta ai bambini.
Camere singole, verde e visite più ampie
La conferenza stampa, nella lettura proposta da Rifondazione, è stata un invito a indirizzare il progetto verso una concezione diversa dell’ospedale.
Tra gli elementi richiamati nella nota figurano le camere singole, la separazione tra pazienti adulti e bambini, il ripristino del verde come elemento centrale della cura e l’ampliamento degli orari di visita.
Sono queste alcune delle caratteristiche sulle quali il partito chiede di costruire la revisione. L’attenzione si concentra quindi anche sugli ambienti di degenza, sul rapporto con gli spazi esterni e sulle possibilità di incontro tra pazienti e visitatori.
Rifondazione sostiene che tali indicazioni siano coerenti con una concezione moderna delle strutture ospedaliere e accusa chi governa la Regione di non volerle recepire.
La richiesta di un nuovo progetto e di servizi pubblici
Andolina e Paciucci annunciano che il partito continuerà a chiedere un nuovo progetto capace di eliminare gli aspetti ritenuti più dannosi di quello attuale.
La rivendicazione si accompagna a una posizione politica sul diritto alla salute: Rifondazione chiede una «ripubblicizzazione di servizi e luoghi» e si schiera contro una sanità nella quale l’accesso alle cure possa diventare, nelle parole dei firmatari, «un privilegio di classe».
La richiesta conclusiva è di intervenire sulle scelte progettuali quando, secondo il partito, esiste ancora lo spazio per farlo, mettendo al centro le condizioni dei pazienti, il lavoro del personale e il futuro dell’assistenza ospedaliera a Trieste.
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