Cantiere di Cattinara, l'appello per un cambio di rotta: "Il progetto va ripensato, non è più attuale" (VIDEO)

Il futuro dell'ospedale di Cattinara e i continui ritardi del suo cantiere continuano a suscitare forte preoccupazione e un vivace dibattito tra cittadini, professionisti della sanità e rappresentanti politici. Durante l'incontro pubblico dedicato alle criticità della struttura, sono emerse con forza le richieste di un cambio di prospettiva immediato e di una gestione trasparente del progetto. A fare il punto della situazione Walter Zalukar (vedi video intervista) dell'associazione Costituzione 32, il candidato sindaco di Azione Francesco Cervesi (vedi video intervista), la consigliera regionale del Patto per l'Autonomia Giulia Massolino e il consigliere regionale del Pd Francesco Russo. Ad aprire la discussione è stata la necessità di fare finalmente chiarezza sulla situazione dell'ospedale. "Credo che si debba aprire un percorso chiaro e trasparente che spieghi ai cittadini di Trieste quale può essere il futuro di Cattinara", ha ribadito Russo. Il cantiere, da troppi anni aperto, viene definito dall'esponente del come un "potenziale pericolo per la qualità della salute del territorio". Secondo Russo, "la comunità triestina merita risposte concrete e standard sanitari migliori". Zalukar ha parlato di "nove anni di convivenza ospedale-cantiere resi ancora più difficili nel 2017 con il ridimensionamento degli ospedali triestini con la chiusura di reparti e taglio ai posti letto a causa della riforma Serracchiani-Telesca". "Nel 2020 poi il Covid ha trovato un ospedale totalmente impreparato, se un paziente era infetto infettava anche gli altri e il personale con l'impossibilità di isolare i degenti".
Un altro aspetto centrale emerso dagli interventi riguarda l'inadeguatezza dell'attuale impianto progettuale. Nato oltre vent'anni fa, il progetto viene descritto come incapace di rispondere alle odierne esigenze sanitarie e di mobilità. Tra i nodi più complessi vi è l'impossibilità tecnica di procedere ai lavori sulla cosiddetta "piastra" ospedaliera senza dover bloccare le attività sanitarie in corso. Inoltre, lo stop dei lavori e le difficoltà delle imprese appaltatrici, pur essendo una circostanza negativa, vengono visti come un'opportunità da cogliere: la Regione e la sanità locale potrebbero sfruttare questa pausa per ripensare l'opera da zero, adattandola ai più recenti criteri medico-scientifici.
Secondo Cervesi "Trieste ha bisogno di un ospedale moderno ed al passo con le attuali pratiche mediche. Il progetto in discussione, anche fosse possibile completarlo domattina, consegnerebbe ai triestini un ospedale già superato" mentre sulla non fattibilità del progetto attuale, l'ingegnere triestino ha le idee chiare: "Il progetto deve essere radicalmente ripensato in quanto non risulta tecnicamente eseguibile: non almeno se si vuole mantenere l’ospedale in funzione, in modo dignitoso. Un intervento di adeguamento o miglioramento sismico comporta la necessità di spogliare l'edificio da finiture, impianti e muri interni cielo-terra, svuotando completamente anche la piastra sottostante che ospita servizi essenziali".
Ma Cervesi è intervenuto anche sulla gestione del cantiere: "La natura stessa del cantiere di adeguamento sismico — con demolizioni, ricostruzioni e movimentazione di operai, mezzi e materiali — lo rende ingestibile all’interno di una struttura ospedaliera in funzione, a differenza di un ospedale a padiglioni con torri distinte" mentre sulla rescissione del contratto, "il concordato dell’Impresa già incaricata permette ora di rescindere il contratto senza danni per la pubblica amministrazione e, considerando i tempi con il tribunale, garantisce anche le tempistiche necessarie per la rielaborazione (parziale) del progetto" ha sottolineato.
Infine una proposta operativa: «Proponiamo la nomina di un Commissario con deleghe e poteri, il completamento strutturale del corpo di collegamento tramite stralcio e appalto sotto soglia, la rielaborazione del progetto di adeguamento con software più potenti, l'aggiornamento secondo i criteri del "Progetto Piano", e l'esecuzione dei lavori per stralci funzionali" ma anche il coinvolgimento del territorio affidando "lotti più piccoli per coinvolgere imprese e tecnici locali, è l’unico sistema che nel nostro Paese permette di eseguire grandi e complesse opere con tempi e risultati certi, grazie a imprese e tecnici in competizione e facenti parte della comunità locale".
Particolare rammarico è stato espresso anche per la gestione delle aree verdi vicine alla struttura: l'abbattimento della pineta per far posto a un parcheggio ha lasciato spazio a situazioni di degrado visibile, senza che vi siano state compensazioni adeguate per il rione. Ampio spazio è stato infine dedicato al rischio di un accorpamento o ridimensionamento delle funzioni pediatriche. Esperti e medici hanno espresso forti perplessità all'idea di mescolare i percorsi di cura dei bambini con quelli degli adulti o di frammentare le funzioni del Burlo su più livelli distinti, rimarcando la necessità di tutelare la specificità e la sicurezza delle cure pediatriche. La richiesta corale che si leva da Trieste è quindi chiara: velocizzare l'esecuzione, rivedere le scelte progettuali e ridare dignità a un presidio sanitario fondamentale per tutta la regione.
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