Piazza Libertà, Fornasir: «Sgombrati senza permettere a molti di recuperare documenti e scarpe»

«Ieri era la notte della dignità e della disperazione». Lorena Fornasir, responsabile di Linea d’Ombra, apre così il post del 5 novembre dedicato alle persone migranti in piazza Libertà a Trieste. Un racconto che mette al centro la loro umanità: la fame, il dolore, la necessità di trovare un riparo e di essere ascoltate.
Nelle sue parole, l’accoglienza assume la concretezza delle cose essenziali: poter conservare i propri documenti, avere scarpe da indossare, un luogo dove trascorrere la notte. Bisogni che emergono dalla testimonianza di chi incontra persone arrivate dopo viaggi dolorosi.
«Senza permettere a molti di recuperare documenti, zaino e scarpe»
Fornasir denuncia le condizioni nelle quali si sarebbero ritrovate decine di persone dopo uno sgombero.
«Decine di persone abbandonate dalle istituzioni sono state sgombrate senza permettere a molti di recuperare i loro documenti, lo zaino, le scarpe», scrive.
Il suo racconto richiama l’attenzione su ciò che significa restare in strada senza i propri effetti personali. Documenti, zaino e scarpe sono gli oggetti che la responsabile di Linea d’Ombra nomina, dando una dimensione concreta alla situazione descritta.
«A sera erano affamate e null’altro avevano se non il manto nero della notte sopra la testa», prosegue. È l’immagine con cui restituisce la condizione delle persone rimaste senza riparo.
Un posto per la notte, poi di nuovo in strada
Nel post trova spazio anche la situazione di Spazio 11, che Fornasir descrive come «fatto di poltrone e non di letti» e «saturo all’inverosimile».
La sua testimonianza si sofferma sul limite di un’accoglienza che termina al mattino: alle 7, scrive, si è «di nuovo in strada».
È in questo passaggio che emerge il bisogno di un riparo capace di dare continuità alla protezione delle persone. Nel racconto di Fornasir, alla possibilità di trascorrere la notte al chiuso segue il ritorno alla strada, mentre continuano ad arrivare altri giovani.
Il dolore di chi arriva dai monti
«Intanto arrivavano i ragazzi dai monti con i piedi da trincea, dolorosissimi», racconta la responsabile di Linea d’Ombra.
Le sue parole portano l’attenzione sulla sofferenza fisica delle persone incontrate e sulle esperienze che riferiscono. «Le storie, sempre drammatiche, parlano di bastonature, sevizie, push back», scrive.
Fornasir riporta questi racconti senza aggiungere nel post dettagli sui singoli episodi. Al centro della sua testimonianza rimangono i giovani che arrivano, il dolore che descrive e la difficoltà di ascoltare ciò che hanno vissuto.
«Mio padre arrivò in questo paese 22 anni fa e morì in mare durante il viaggio»
Il post si chiude con le parole di un giovane, il cui racconto Fornasir riferisce di aver ascoltato tra le lacrime.
«Mio padre arrivò in questo paese 22 anni fa e morì in mare durante il viaggio».
È la frase riportata dalla responsabile di Linea d’Ombra, che lascia emergere una storia personale dentro la sofferenza descritta in piazza Libertà. Una testimonianza che richiama il valore dell’ascolto e dell’accoglienza: riconoscere, nelle persone che chiedono riparo, vite, legami e una dignità da custodire.
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