Servizio idrico, Cervesi: «L’acqua è dei cittadini, non dei populisti»

No all’affidamento del servizio idrico integrato a una nuova società pubblica e una richiesta di chiarezza ai candidati sindaco di centrosinistra e centrodestra: «Gara europea sì o no?». È la posizione dell’ingegner Francesco Cervesi, già candidato sindaco con Azione e ora nel Partito Liberal Democratico, che interviene sul futuro della gestione dell’acqua a Trieste.
«L’acqua è pubblica, dei cittadini non dei populisti», afferma Cervesi, sostenendo che il confronto debba concentrarsi sui costi, sulle competenze industriali e sugli investimenti necessari a garantire il servizio.
Le tariffe e il ruolo delle autorità pubbliche
Il primo punto riguarda le bollette. Secondo Cervesi, la natura pubblica o privata del gestore non determina di per sé un cambiamento del costo dell’acqua.
Nel suo intervento richiama il ruolo di Ausir e Arera, indicando nella regolazione pubblica delle tariffe un elemento da distinguere dalla scelta del soggetto incaricato della gestione.
«Che sia una società pubblica o una privata a gestire il servizio il costo dell’acqua non cambia», sostiene. È su questa premessa che contesta l’ipotesi di costituire una nuova società pubblica come risposta alle esigenze degli utenti.
La stima: «Circa 200 milioni per il passaggio»
Cervesi indica in circa 200 milioni di euro il costo del passaggio dalla gestione attuale a una nuova società pubblica, somma che, secondo la sua ricostruzione, servirebbe a indennizzare lavori già svolti.
Una cifra che l’esponente del Partito Liberal Democratico ritiene debba essere destinata ad altre priorità e competenze della Regione.
La previsione economica è uno degli argomenti centrali della sua contrarietà: Cervesi teme che il cambiamento possa comportare un impiego di risorse pubbliche a scapito di altri servizi per i cittadini.
Competenze industriali e costi di gestione
Un secondo fronte della critica riguarda l’organizzazione del servizio. Cervesi descrive il sistema idrico triestino come una struttura complessa, la cui conduzione richiede esperienza e capacità tecniche.
«Il servizio idrico integrato triestino è un sistema complesso che richiede competenze industriali che non si costruiscono con una delibera», afferma.
Nella sua valutazione, il passaggio a una società pubblica comporterebbe maggiori costi di gestione e di realizzazione dei lavori. Esprime inoltre il timore che la nuova struttura possa diventare terreno di occupazione partitica, con un aumento delle spese per incarichi dirigenziali e consigli di amministrazione.
A sostegno della propria critica richiama anche il precedente dei lavori per l’acquedotto sottomarino affidati dal Comune negli anni Settanta, citando l’appalto Montubi.
Gli investimenti e l’acquedotto del Carso
Cervesi pone poi il tema delle opere da finanziare, a partire dall’acquedotto del Carso, per il quale riferisce che sono state avviate le procedure di progettazione.
Secondo la sua analisi, una gestione pubblica richiederebbe ulteriori risorse dai bilanci del Comune e della Regione per sostenere gli investimenti del sistema idrico. Il rischio da lui indicato è di sottrarre fondi necessari a garantire altri servizi.
Da qui una contrarietà netta a quella che definisce «un’operazione populistica», le cui eventuali inefficienze, sostiene, ricadrebbero sui cittadini.
La domanda ai candidati di centrosinistra e centrodestra
La conclusione dell’intervento è una richiesta di posizione pubblica sul modello di affidamento.
«Vista l’importanza del tema che riguarda tanto la salute pubblica che le tasche dei cittadini, riteniamo non vi debbano essere zone grigie», dichiara Cervesi.
L’invito è rivolto ai candidati in pectore dei due schieramenti, ai quali chiede di esprimere una linea riconoscibile sul futuro del servizio: «Gara europea sì o no?».
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