giovedì 5 novembre 2026
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Cronaca

Trieste, il diritto alla salute passa anche dall’accessibilità: «Troppi studi medici restano inaccessibili alle persone con disabilità»

redazione·
Trieste, il diritto alla salute passa anche dall’accessibilità: «Troppi studi medici restano inaccessibili alle persone con disabilità»

Monica Zaulovic, educatrice e insegnante, da 26 anni impegnata nel sociale, richiama l’attenzione sulle barriere architettoniche presenti in numerosi ambulatori della città: «Non possiamo parlare di diritto alla salute se non garantiamo a tutti la possibilità concreta di raggiungere un medico».

L’accessibilità non è un favore, non è una concessione e soprattutto non può essere considerata un dettaglio. È un diritto. E quando si parla di salute, questo diritto assume un valore ancora più importante.

A sollevare l'attenzione sulla situazione degli studi medici di Trieste è Monica Zaulovic, da 26 anni impegnata nel sociale, che ha voluto effettuare personalmente una serie di sopralluoghi per osservare da vicino le condizioni di accessibilità di diversi ambulatori cittadini.

Da quanto rilevato durante queste verifiche, emerge una situazione che merita attenzione: numerosi studi medici presentano ancora ostacoli strutturali che rendono difficoltoso, e in alcuni casi impossibile, l'accesso alle persone con disabilità.

Gradini troppo alti all'ingresso, assenza di ascensori, impianti di sollevamento inesistenti oppure ascensori talmente stretti da non consentire l'ingresso di una carrozzina. Barriere che, per chi non vive quotidianamente una condizione di disabilità, possono sembrare semplici inconvenienti, ma che per molte persone rappresentano un vero e proprio impedimento.

«Mi sono resa conto personalmente – osserva Zaulovic– che ancora oggi, nella nostra città, raggiungere uno studio medico può diventare un problema concreto per chi ha difficoltà motorie. Pensiamo a una persona anziana, a chi utilizza una carrozzina o a chi, a seguito di una malattia o di un intervento, non riesce ad affrontare nemmeno pochi gradini. Come può esercitare pienamente il proprio diritto alla salute se non riesce neppure a entrare nello studio del medico?».

Tra le possibili soluzioni, Zaulovic indica l'installazione di montascale a piattaforma e servoscala, oltre ad altri sistemi di sollevamento che possano consentire alle persone con ridotta mobilità di raggiungere autonomamente o con l'assistenza necessaria gli ambulatori. Anche laddove non sia possibile realizzare interventi strutturali importanti, occorre valutare alternative efficaci, sicure e dignitose.

«Non possiamo pensare che una persona con disabilità debba continuamente chiedere aiuto, rinunciare a una visita oppure essere costretta a cercare un altro medico perché lo studio non è accessibile. La dignità passa anche dalla possibilità di muoversi, entrare e ricevere assistenza senza sentirsi un ostacolo per nessuno».

Il tema assume particolare rilevanza proprio perché si tratta di strutture sanitarie, luoghi nei quali dovrebbero essere garantite accoglienza, assistenza e pari opportunità di accesso.

Zaulovic ritiene quindi necessario avviare una ricognizione più ampia delle condizioni degli studi medici cittadini, coinvolgendo i soggetti competenti, i proprietari degli immobili e le realtà istituzionali interessate, affinché si possa arrivare a un quadro concreto delle criticità e delle possibili soluzioni.

«Il mio non vuole essere un atto di accusa nei confronti dei professionisti sanitari, ma un invito a prendere coscienza di una problematica che riguarda tutti. L'accessibilità non può essere demandata alla buona volontà del singolo: deve diventare una priorità condivisa».

Monica Zaulovic ribadisce un principio che accompagna il suo impegno: una comunità si misura anche dalla capacità di non lasciare indietro nessuno.

Perché una città realmente inclusiva non è quella che si limita a parlare di disabilità, ma quella che rimuove concretamente gli ostacoli che impediscono alle persone di vivere i propri diritti. E poter entrare nello studio del proprio medico dovrebbe essere una cosa normale, non un privilegio.

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