Servizio idrico Trieste, Pellegrino (AVS): "Ritardi di Ausir inaccettabili, la Regione commissari l'ente"

"Nel giugno scorso ho presentato un'interrogazione alla Regione per denunciare una situazione ormai insostenibile: a dieci anni dalla sua istituzione, Ausir non ha ancora approvato il Piano d'Ambito regionale, lo strumento fondamentale per programmare, organizzare e governare il servizio idrico integrato. Per questo ho chiesto alla Giunta regionale di procedere al commissariamento dell'ente. A oggi, quell'interrogazione è ancora senza risposta". Così in una nota Serena Pellegrino, consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra e vicepresidente della IV Commissione.
"Quanto sta emergendo in queste settimane - prosegue Pellegrino - sulla prospettiva di una gestione pubblica del servizio idrico a Trieste conferma purtroppo la fondatezza delle nostre preoccupazioni. È certamente positiva l'intesa tra Acquedotto del Carso e Cafc, così come la scelta di approfondire la possibilità di affidare a Cafc anche la gestione del servizio idrico triestino. Tuttavia, i ritardi di Ausir nell'adempimento delle proprie funzioni impediscono di valutarne concretamente la sostenibilità economica".
"È infatti indispensabile - sottolinea l'esponente rossoverde - conoscere il valore di rimborso spettante al gestore uscente, AcegasApsAmga. Senza una quantificazione certa di tale importo, qualsiasi valutazione sulla fattibilità del subentro resta inevitabilmente incompleta. Nessuno può assumere decisioni responsabili senza conoscere i costi effettivi dell'operazione, tantomeno la Regione, che potrebbe essere chiamata a sostenere finanziariamente il percorso di ripubblicizzazione e a reperire le risorse necessarie a garantirne la sostenibilità economica".
"La Convenzione di servizio sottoscritta tra l'Ausir e AcegasApsAmga - spiega Pellegrino - stabilisce infatti una precisa scansione temporale per l'avvio delle procedure di subentro. Almeno diciotto mesi prima della scadenza della concessione, e quindi entro il 30 giugno 2026, l'Ausir avrebbe dovuto avviare la procedura.Entro i successivi sessanta giorni, ossia entro il 30 agosto 2026, AcegasApsAmga avrebbe dovuto formulare la propria proposta di quantificazione del valore di rimborso. Infine, entro sessanta giorni dal ricevimento della proposta, quindi entro il 30 ottobre 2026, l'Ausir avrebbe dovuto approvare tale quantificazione, da trasmettere successivamente ad Arera per le verifiche di competenza. Siamo ormai a novembre e, consultando il sito istituzionale dell'Ausir, non risulta adottato alcun atto relativo alla determinazione del valore di rimborso".
"A questi ritardi - continua la consigliera di Avs - si aggiunge ora la messa in discussione delle ultime due delibere da parte dell'Assemblea regionale, che alimentano un clima di sfiducia nei confronti dell'autorità d'ambito. Una situazione che rischia di compromettere la programmazione delle scelte future su un passaggio strategico per il territorio. A distanza di un anno, la situazione resta sostanzialmente ferma al punto di partenza, senza decisioni concrete né certezze sul futuro della gestione. Il problema, tuttavia, è ormai strutturale. Alla mancata approvazione del Piano d'Ambito regionale, dopo dieci anni di attività, si sommano ritardi e criticità nella gestione di un passaggio decisivo per il futuro del servizio idrico triestino. Elementi che evidenziano l'inadeguatezza di Ausir nell'esercizio delle proprie funzioni e rafforzano la necessità di un commissariamento dell'ente. Una situazione che solleva inoltre possibili profili di danno erariale, già portati all'attenzione della Corte dei conti".
"La Regione - incalza Pellegrino - non può continuare a voltarsi dall'altra parte. Deve assumersi la responsabilità di intervenire, ristabilire condizioni di efficienza nella governance del servizio idrico e garantire che l'interesse pubblico torni a essere la priorità. L'acqua è un bene comune e un diritto fondamentale, non una merce. La sua gestione deve essere orientata esclusivamente all'interesse collettivo, garantendo trasparenza, equità, controllo pubblico e qualità del servizio".
"La prospettiva - conclude la consigliera - di riportare il servizio idrico triestino sotto una gestione pubblica rappresenta una scelta di grande rilevanza politica e sociale, che non può essere rallentata o compromessa da ritardi e inefficienze amministrative. Sull'acqua non si fanno passi indietro: la gestione pubblica è una scelta di principio, di democrazia e di giustizia sociale, non una semplice opzione amministrativa". ACON/COM/rm
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