Con la presente, in segno collaborativo, vorrei partecipare quanto segue:
“ non ci sono dubbi che una Istituzione che operi nel sociale, ovvero che manifesta la sua azione in un contesto umanizzato, debba conoscere culture/tendenze per due ordini di motivi. Il primo, perché ciò gli permette di valutare in che modo e in che termini soprattutto certi fenomeni si manifestano per comprenderne le ragioni e poter, in questo modo, decidere in che modo garantire l’ordine e la sicurezza pubblica. Il secondo, correlato al primo, è che tale conoscenza, dovrebbe permettere una migliore aderenza e contestualizzazione non solo dell’operato del singolo carabiniere, ma di ogni pianificazione che sta al di sopra di esso e di cui, il militare appunto, ne è il terminale. Ora, senza voler entrare nel merito di procedure selettive che rispondono sicuramente a ragionate modalità di scelta secondo requisiti psico-attitudinali che l’Istituzione si prefigge e si prefigura secondo l’ideale tipo di carabiniere - nei vari ordini e gradi - che si vorrà avere nel futuro, è singolare che in un test in un concorso interno una delle domande fosse dedicata ai Pokémon. Con il beneficio d’inventario che una simile evidenza richiede e con le necessarie cautele, fermo restando che nel definire il database con tutte le possibili domande ci può stare ogni argomento a questo punto, è a dir poco singolare che uno dei quesiti presentati dal sistema ad un candidato fosse di tale tenore: «Qual è, tra le altre, una caratteristica dei Pokémon, le creature dell’omonimo videogioco di Satoshi Tajiri?». Ora di sicuro una simile domanda rappresenta un ottimo testing per valutare se e in che misura il candidato appartiene alla comunità/utenza che ormai diffusamente non solo gioca, ma compete in veri e propri tornei. Oppure, si potrebbe dire che ciò potrebbe servire a valutare il livello di conoscenza delle abitudini dei nostri figli o di quegli adulti che nel microcosmo virtuale, quasi ologrammatico, possono manifestare aspetti comportamentali emulativi magari d’interesse per l’ordine e la sicurezza pubblica. Tuttavia, «che si nutrano di pizza», «che non muoiano in combattimento», «che camminino all’indietro» o «che si spostino con biciclette ad una ruota» di fatto tutto questo dovrebbe dare senso, secondo colui che l’ha formulata, ad una domanda di costume. Magari, forse per mettere più a suo agio il candidato, si poteva chiedere se Pikachu fosse un personaggio base o già una forma evoluta. Oppure, riformulando il quesito, se l’argomento piace così tanto a chi lo ha inserito, chiedendo qualcosa che riguardasse il fenomeno Pokémon più in generale come fenomeno ludico-sociale o anche contestualizzandone il successo, ma forse una domanda del genere avrebbe richiesto conoscenze più ampie al candidato? Probabilmente, forse chi ha formulato la domanda si è trovato affascinato dal fatto che gli umani possono usare simili stravaganti e immortali personaggi per i combattimenti più disparati e, quindi, meglio di un Assassin's Creed, videogioco forse molto più impegnativo. Ma, forse, e ci sbaglieremmo, questa UNARMA è convinta che di ben altri personaggi e combattimenti un carabiniere dovrebbe occuparsi e prepararsi, o dimostrare di avere requisiti tali da poter affrontare in maniera coerente, lucida e sicura un impegno sociale di certo che va ben oltre la caccia ai Pokémon. L’occasione mi è congeniale per esprimerLe i miei più cordiali saluti.
Comunicato UniArma
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