giovedì 30 luglio 2026
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Sanremo, l'omaggio al popolo iraniano: regime uccide anche i bambini

Luca Marsi·

"Mi chiamo Pegah, sono italiana di origini iraniani. Ho deciso che la paura non ci fa più paura e di dare voce a una generazione cresciuta sotto un regime di terrore e depressione, in uno dei paesi più belli al mondo, uno scrigno dei patrimoni dell'umanità. Come si può chiamare un posto dove il regime uccide anche i bambini?": è il racconto di Pegah che sul palco del Festival di Sanremo porta all'attenzione il tema dei diritti in Iran. "Il popolo iraniano sta sacrificando con il sangue il diritto a difendere il proprio paradiso", aggiunge. (askanews) - Ssa

"Per la liberta'". Drusilla e Pegah Moshir Pour, attivista dei diritti umani in prima fila nelle proteste in Iran, lo ripetono piu' volte al termine del loro intervento, fianco a fianco, sul palco dell'Ariston a sostegno della lotta delle donne, dei dissidenti e di tutti coloro i quali si battono per sciogliersi dalle catene del regime. (AGI)Mad
 
Pegah si scioglie i lunghi capelli lisci e neri e abbraccia Drusilla. Uno dei momenti piu' emozionanti del festival. La chioma liberata della giovane lucana di origini iraniane che si batte per i diritti umani nel Paese dove ha radici. Le parole che evocano sono quelle di 'Baraye', l'inno della protesta in Iran firmato da Shervin Hajipour, che ha vinto di recente il Grammy. Le due donne ricordano i diritti calpestati, tra i quali baciarsi, tenersi per mano, esprimere il proprio orientamento sessuale, i profughi afghani senza futuro nel Paese, i prigionieri dissidenti, i bambini che vivono mangiando rifiuti. (AGI)Mad

 

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