domenica 30 agosto 2026
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Violenza sulle donne, III Comm/1: ok nuove regole e più risorse a sportelli

redazione·
Violenza sulle donne, III Comm/1: ok nuove regole e più risorse a sportelli

Più risorse agli sportelli antiviolenza, nuove regole per il riparto dei fondi e un sostegno più ampio alle strutture di accoglienza. Sono i punti centrali della modifica al regolamento in attuazione dell’articolo 23 della legge regionale 12/2021 in materia di interventi a tutela delle donne vittime di violenza, che ha ottenuto il via libera all’unanimità dalla III Commissione consiliare presieduta da Carlo Bolzonello (Fp).

Tra le principali novità, illustrate dall’assessore regionale Riccardo Riccardi, figura il raddoppio, da 5 a 10mila euro, del finanziamento massimo annuale riconoscibile per ciascuno sportello antiviolenza. Un’ulteriore novità riguarda le spese di funzionamento delle strutture: il sostegno per i costi relativi ad affitti, assicurazioni e piccoli arredi viene esteso anche alle Case rifugio e alle Case di semiautonomia. Rivisti anche i termini per la presentazione delle domande di contributo a favore degli orfani di crimini domestici, con l’obiettivo di migliorare il coordinamento tra le diverse misure di sostegno previste dal regolamento.

Infine, il testo prevede una revisione dei criteri di riparto delle risorse destinate a sportelli e servizi: il nuovo sistema prevede che il 50% dei fondi venga distribuito in quote fisse tra le diverse strutture e i servizi attivi, il 30% sulla base dei posti letto disponibili nelle Case rifugio e nelle Case di semiautonomia e il restante 20% in relazione al numero di utenti presi in carico. Scompare, invece, il precedente criterio legato al numero dei pernottamenti.

Ed è proprio su questo punto che, pur in un quadro di generale condivisione del provvedimento, si è concentrata una parte del dibattito in Commissione. “La sostituzione del criterio basato sul numero dei pernottamenti con quello riferito al numero degli utenti presi in carico rischia di non fotografare pienamente l’effettivo volume di attività”, ha osservato Nicola Conficoni (Pd) riportando le perplessità espresse da alcuni gestori degli sportelli sulla questione. “Il numero degli utenti non tiene conto della durata della permanenza, che spesso si prolunga anche oltre i 180 giorni”.

Secondo Furio Honsell (Open Sinistra Fvg) “i criteri legati al numero degli accessi possono favorire le aree più popolose e penalizzare i territori meno densamente abitati, dove garantire i servizi comporta costi organizzativi maggiori”.

Manuela Celotti (Pd) ha invitato ad ampliare “l’attenzione anche ai luoghi in cui le situazioni di violenza vengono intercettate per la prima volta. Non si tratta, dunque, soltanto di sostenere la presa in carico strutturata nei Centri antiviolenza, ma anche di rafforzare una rete territoriale diffusa di sportelli, punti di ascolto e servizi capaci di favorire l’emersione delle situazioni di violenza, valorizzando al contempo le esperienze già avviate dai Comuni”.

Rosaria Capozzi (M5s) ha definito “condivisibili contenuti e finalità del provvedimento, in particolare il raddoppio del contributo massimo destinato agli sportelli antiviolenza”.

Laura Fasiolo (Pd) ha sottolineato “la necessità di valorizzare le buone pratiche già presenti in Friuli Venezia Giulia e di investire maggiormente nella formazione degli operatori e di potenziare la presenza degli psicologi nei consultori e il possibile ruolo delle future Case di comunità come luoghi capaci di intercettare precocemente i bisogni”.

Simona Liguori (Patto per l’Autonomia-Civica Fvg), infine, ha richiamato la “necessità di adeguare la normativa regionale alle disposizioni nazionali in materia di accesso ai Centri antiviolenza, in particolare sul tema dell’accoglienza e della tutela delle vittime minorenni che abbiano compiuto 14 anni”.

In replica, la direzione Salute ha spiegato che “il criterio dei pernottamenti è stato eliminato per le difficoltà di rilevare e certificare il dato in modo omogeneo e affidabile. Per compensare la modifica sono state riequilibrate le altre quote”. È stato chiarito che “ai Centri antiviolenza l’accesso deve essere garantito anche ai minori ed è inoltre previsto un confronto con la rete dei servizi per definire indicazioni operative più puntuali”. Sul fronte della formazione, infine, è stata anticipata la previsione di “specifiche iniziative finanziate attraverso risorse statali”.

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