Fieste Patrie. Bordin al Consiglio Fvg "è un invito a riflettere sul futuro della regione"

"Correva l'anno 1077, il 3 aprile per l'esattezza, quando l'imperatore Enrico IV concesse l'investitura feudale al patriarca di Aquileia, Sigeardo di Beilstein, sancendo così la nascita dello Stato patriarcale friulano, ovvero della Patrie dal Friûl (Patria del Friuli), entità politica autonoma, dotata di un proprio Parlamento e che unificò il territorio friulano fino al 1420. Così la storia più antica. Quella più recente ci porta al 2015 e alla legge regionale 6 che istituisce la Fieste de patrie dal Friûl, da celebrare appunto ogni 3 aprile". "È una ricorrenza che non appartiene soltanto al calendario - ha commentato il presidente del Cr Fvg, Mauro Bordin, in apertura della celebrazione in Aula - ma vive profondamente nella coscienza della comunità friulana. È un momento che invita a riflettere su ciò che siamo stati, su ciò che siamo e, soprattutto, su ciò che vogliamo diventare". Invitato a intervenire da Bordin su indicazione del presidente dell'Agenzia regionale per la lingua friulana, Eros Cisilino, il professore Alberto Travain, presidente del circolo universitario friulano Academie dal Friûl e del Fogolâr Civic di Udine, ha proposto una lunga e dettagliata disamina che ha ripercorso i momenti salienti degli anni Mille del Friuli, fino a parlare di identità regionale odierna e di formazione dei giovani nelle scuole, per un Fvg dal grande bagaglio di tradizioni da far fruttare per il futuro.
"Parlare di questa festa - ha affermato Travain - significa portare la voce di un riscatto di popolo, non da un punto di vista etnico o linguistico ma civile e culturale. Un giorno di festa quale bisogno di avere una data per ricordare e riflettere sulle proprie radici". Il professore ha poi parlato di "particolarità e condivisione di particolarità, che non sono la stessa cosa. Questa nostra regione altro non è che una frontiera storica, ma su quella frontiera si è anche scritta la Storia. E nessuno più di noi può essere in grado di capire come poter essere comunità al di sopra di un confine. Noi siamo la nuova Patria del Friuli - ha aggiunto - e questo non significa cancellare tutto il resto che c'è stato ma celebrare il momento più ampio di sviluppo, anche da un punto di vista militare e politico, di una storia civile e territoriale che il Friuli di oggi può ben vantare di avere nelle sue origini".
Parole non distanti dal pensiero del presidente Bordin: "Questa giornata rappresenta un'occasione preziosa, affinché chi è friulano come me si riconosca in un patrimonio condiviso fatto di storia, valori e tradizioni. Un patrimonio che trova nella
marilenghe una delle sue espressioni più autentiche: non solo strumento di comunicazione, ma segno distintivo di appartenenza e custode della nostra identità più profonda". "Come istituzioni e, in particolare, come Consiglio regionale, abbiamo il dovere di celebrare la storia che ha alle spalle il Friuli e di continuare a investire nel territorio, nella cultura e soprattutto nei giovani", ha rimarcato il presidente, non mancando un passaggio a una delle pagine più dolorose della propria storia, da cui il Friuli ha saputo rialzarsi, ovvero quella segnata indelebilmente dal 6 maggio 1976. "Da quella tragedia - ha concluso Bordin - è nato un modello di ricostruzione fondato sulla collaborazione tra cittadini e istituzioni, un esempio concreto di responsabilità condivisa che ancora oggi rappresenta un punto di riferimento, anche grazie al ruolo fondamentale del volontariato e della Protezione civile". Da ultimo, l'assessore regionale Pierpaolo Roberti ha menzionato "gli oltre 150 eventi commemorativi che si sono svolti, per un totale di 90 Comuni coinvolti, quale impegno della Regione, in particolare attraverso Arlef, di sostenere la Festa della Patria del Friuli come tutela della lingua friulana".
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