«Via Conte, troppi errori e demagogia. Destre non credibili, fino a ieri flirtavano con i negazionisti»
Pubblichiamo da +Europa Trieste
Via Conte, troppi errori e demagogia. Destre non credibili, fino a ieri flirtavano con i negazionisti. Serve un governo di unità nazionale e una grande solidarietà europea.
Le limitazioni imposte nell’ennesimo DPCM del presidente Conte confermano l’inefficacia di un approccio paternalista, demagogico e contraddittorio di fronte alla crisi della prevedibile seconda ondata del COVID-19.
Il governo ha trascorso un’estate ad autocelebrarsi come modello mondiale di contrasto alla pandemia, affermando di non avere necessità di attingere al MES sanitario per rinforzare scuola e sanità pubbliche, non avviando efficaci e sistematiche attività di tracciamento, non reclutando anestesisti, non dedicando a una riorganizzazione del trasporto pubblico urbano le medesime attenzioni e risorse destinate alla nazionalizzazione di Alitalia, né modulando fin dall'inizio dell'anno scolastico un calendario che, attraverso rotazioni e scaglionamenti, da principio non sovraffollasse gli istituti di istruzione né il trasporto pubblico nelle cosiddette ore di punta.
Davanti alla risalita dei contagi il Presidente del Consiglio ha ripreso a decretare limitando la libertà di impresa senza fornire spiegazioni e senza condividere dati e analisi a sostegno delle decisioni del governo: creano particolare sconcerto le chiusure di cinema e teatri, realtà che hanno posto attenzione rigorosa all'applicazione delle norme di messa in sicurezza.
Il governo ha imposto norme senza tenere conto che la diffusione del contagio prevale nelle aree urbane più densamente popolate e senza prevedere limitazioni in grado di proteggere le persone fragili e anziane. Si è insistito sull'uso delle mascherine all'interno degli esercizi commerciali, ma non si è preso in esame il problema di garantire un'adeguata ventilazione per rendere più sicure le attività erogate nei luoghi chiusi.
Purtroppo ci troviamo il peggior personale politico della storia italiana alla guida di un Paese in crisi che deve affrontare la più gravosa sfida degli ultimi settant’anni. E se chi governa dovrebbe abbandonare per manifesta incapacità, anche lo spettacolo offerto dalle destre di opposizione che hanno trascorso l'estate a strizzare l'occhio ai negazionisti del virus, è stato disarmante.
Le cronache ci consegnano oggi piazze in rivolta dove si incontrano la comprensibile disperazione degli esercenti con l’estremismo semi eversivo di alcuni gruppi organizzati. A Trieste è diventata anche l’occasione per la passerella elettorale del sindaco che avrebbe addirittura invitato alla disobbedienza delle nuove norme. Agli imprenditori e ai professionisti dei settori colpiti dal decreto ci sentiamo di esprimere il massimo sostegno: li invitiamo a riflettere bene sulle iniziative che vareranno, sulle richieste da vantare e sugli interlocutori a cui rivolgersi.
Manifestare accalcati in piazza in questo momento non rafforza la credibilità della loro legittima protesta; farsi infiltrare da teppisti e facinorosi rende più semplice il compito politico di chi vorrà minimizzare; applaudire sindaci che non hanno vigilato prima e che invitano all’ammutinamento oggi li ritrae ingenui e manipolabili.
Nel frattempo dall’Unione Europea arrivano i primi 10 miliardi del SURE per finanziare le casse integrazioni e altri 17 arriveranno successivamente. Per superare la crisi abbiamo bisogno di una UE unità e solidale. Ci attendono mesi difficili, probabilmente drammatici, in cui dobbiamo provare a essere cittadini responsabili e intellettualmente onesti: il tempo degli imbonitori, dei demagoghi e dei populisti di ogni colore è finito.
Come +Europa Trieste ribadiamo che questo governo e questa opposizione non sono credibili, né competenti, per traghettare il Paese fuori dalla crisi: riteniamo necessario un governo di unità nazionale guidato da una personalità di alto profilo e di riconosciuta credibilità per riportare chiarezza, serietà ed efficacia nella gestione della crisi pandemica, tranquillizzando l’allarme sociale e mantenendo coesa l’Italia e le sue istituzioni democratiche.
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