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Politica

Sparatoria via Carducci, Richetti: "Inopportuna la diatriba sulla sicurezza nei toni che evidenziati da altri canditati"

Luca Marsi·

Pubblichiamo da Alessandra Richetti Candidata Sindaco M5S

In merito ai terribili fatti di ieri mattina, come ho avuto modo di ribadire in un commento video, in attesa di avere chiare le dinamiche da parte degli organi investigativi e delle risultanze del Comitato di Sicurezza Publbica convocato per lunedì, ritengo inopportuna la diatriba sulla sicurezza nei toni che evidenziati da altri canditati. Certamente Trieste sta conoscendo, negli ultimi anni in particolare,  una recrudescenza di fenomeni criminali che vediamo comunque contrastati dall’incessante opera delle FF.OO.
 
Non dobbiamo dimenticare però che vi sono aspetti legati all’apparente “dilagare incontrollato” della violenza, che devono essere ricondotti a vari livelli delle istituzioni.
 
Due esempi su tutti:  l’organico in sofferenza sia della Polizia di Stato, più volte denunciato dalle rappresentanze sindacali, che costringono le poche risorse attive a un surplus di lavoro e la drammatica diminuzione del numero di agenti di Polizia Locale dell’ultimo mandato Dipiazza. In merito alla dotazione d’arma di quest’ultimi ricordo che sentendosi non sufficientemente preparati si pagano di tasca propria le esercitazioni di tiro.
 
A tutti loro, nonostante le condizioni estreme di lavoro, deve andare la riconoscenza della comunità locale nel suo complesso.
 
Ma ribadisco che, a livello istituzionale,  non è possibile sfuggire alle proprie responsabilità e competenze.
 
Se saranno confermate le valutazioni in merito al sistema degli appalti, all’origine della faida tra famiglie kosovare, va certamente rinforzata la collaborazione istituzionale già in atto, ognuno per la propria quota parte di responsabilità, ma ritengo debba essere predisposto un lavoro molto più articolato in termini culturali che preveda, in particolare, la messa a sistema di strumenti di monitoraggio e controllo degli appalti pubblici e privati, tra istituzioni locali, forze di polizia, associazioni di categorie interessate (es. amministratori stabili, Confartigianato ecc.) affinché si possa ribadire e condividere non solo una cultura della legalità in termini di principio ma che questa si traduca in modalità concrete per affermarla nelle pratiche quotidiane nelle procedure di affidamento. Infine ritengo che debba essere fatto uno sforzo ulteriore a livello di integrazione sociale da parte delle istituzioni, creando momenti di incontro e confronto con le comunità straniere che  da sempre sono  la principale  caratteristica di questa città.
 
Non possiamo prescindere da buone prassi sociali ed educative se vogliamo parlare di sicurezza senza farla ricadere esclusivamente nell’accezione pseudo militare del termine.
 

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