Sicurezza, Laterza: «Le telecamere non bastano, servono più pattugliamenti sul territorio» (VIDEO)

La sicurezza a Trieste non può essere liquidata come una semplice questione di percezione, ma neppure rappresentata come un’emergenza fuori controllo. Riccardo Laterza prova a tracciare una linea intermedia e chiede più presenza sul territorio, interventi sociali ed educativi e una valutazione che tenga conto anche delle differenti esperienze personali dei cittadini.
Il capogruppo di Adesso Trieste ne ha parlato durante “Un capo in B”, intervistato da Luca Marsi al Pedocin.
«Il problema è oggettivo»
Laterza ha riconosciuto fin dall’inizio che la questione sicurezza esiste.
«Il problema è oggettivo, c’è», ha affermato.
Allo stesso tempo, ha invitato a non sminuire il concetto di sicurezza percepita, perché il modo in cui viene vissuta una strada o una zona della città può cambiare profondamente da persona a persona.
Per spiegare il concetto ha raccontato una conversazione avuta con la propria compagna.
«Il fatto che io mi senta sicuro ad andare in giro da solo di notte in una determinata strada non significa che si sentano sicuri ad andarci tutti».
Laterza ha evidenziato in particolare una differenza legata al genere, ricordando come una donna possa comprensibilmente vivere con maggiore preoccupazione alcune situazioni rispetto a un uomo.
«I reati stanno calando, non siamo in emergenza»
Il consigliere ha quindi richiamato le statistiche, sostenendo che i reati risultano in diminuzione.
«Se guardiamo alle statistiche, i reati stanno calando, quindi non siamo in una situazione di emergenza».
Questo, secondo Laterza, non significa però negare l’esistenza del problema.
«È anche vero che il problema della sicurezza è uno dei problemi che la città deve affrontare».
Una distinzione importante, soprattutto in vista di una campagna elettorale nella quale sicurezza e immigrazione potrebbero diventare due dei temi politicamente più caldi.
Il limite delle telecamere
Durante l’intervista è stato affrontato anche il ruolo della videosorveglianza.
Per Laterza le telecamere sono utili, ma non possono costituire l’unica risposta.
«Le telecamere servono, ma servono per identificare chi compie un reato, chi si presume abbia compiuto un reato, dopo che questo reato avviene».
Sul possibile effetto deterrente, Laterza si è mostrato più prudente.
Secondo il consigliere, i fatti di cronaca dimostrerebbero che episodi di violenza o piccola criminalità continuano a verificarsi anche nelle zone coperte da videosorveglianza.
Più pattugliamenti mobili
La proposta avanzata è quindi quella di rafforzare il presidio dinamico del territorio.
Laterza ha detto di condividere, su questo specifico punto, una posizione espressa dal sindaco Roberto Dipiazza.
«Capita poche volte che siamo d’accordo», ha scherzato.
Il consigliere ritiene più utile avere «pattugliamenti delle forze di polizia mobili» rispetto a presidi fissi che, nella sua valutazione, rischiano di produrre soprattutto un effetto visivo senza garantire la stessa efficacia operativa.
L’obiettivo dovrebbe essere «un presidio del territorio maggiore».
Le cause sociali della criminalità
La sicurezza, però, secondo Laterza non si costruisce esclusivamente attraverso gli strumenti repressivi.
Il capogruppo di Adesso Trieste ha richiamato la necessità di intervenire sulle cause che possono generare episodi di violenza e marginalità.
Secondo la sua analisi, molti dei fatti che arrivano quotidianamente sulle pagine della cronaca non sarebbero riconducibili a criminalità professionale strutturata, ma a situazioni problematiche presenti in alcuni ambiti sociali.
Per questo la risposta dovrebbe svilupparsi anche «dal punto di vista sociale, culturale, educativo».
Una strategia che, ha riconosciuto Laterza, non garantisce risultati immediati, ma che a suo giudizio dovrebbe accompagnare qualsiasi politica di controllo e presidio del territorio.
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