Manifesti vicino alla Don Milani, Paglia (PD) presenta denuncia: «Accertare le responsabilità»

Maria Luisa Paglia, segretaria provinciale del Partito Democratico di Trieste, ha presentato denuncia in Questura in relazione ai manifesti affissi nei pressi della scuola Don Milani, sui quali compaiono il suo nome, il suo cognome e la sua fotografia con il volto barrato da una croce.
La denuncia è stata presentata martedì 27 ottobre, come comunicato dall’ufficio stampa del PD triestino. L’iniziativa dei manifesti, riferisce il partito, è stata rivendicata da Blocco Studentesco, organizzazione giovanile legata a CasaPound.
«Accertare le responsabilità»
Paglia spiega di aver scelto di rivolgersi alle autorità affinché vengano svolti gli accertamenti sul caso.
«Ho ritenuto doveroso affidare quanto accaduto alle autorità competenti affinché siano accertate le responsabilità materiali e organizzative dell’iniziativa e valutati gli eventuali profili penalmente rilevanti», dichiara la segretaria provinciale del PD.
La dirigente democratica esprime «piena fiducia nel lavoro delle forze dell’ordine e delle istituzioni». Spetterà alle autorità competenti valutare i fatti segnalati e gli eventuali profili di responsabilità.
«Il dissenso politico è legittimo»
Nel comunicato il Partito Democratico distingue tra la contestazione delle idee e l’esposizione pubblica dell’immagine di una persona con il volto segnato da una croce.
«Il dissenso politico è legittimo; la delegittimazione personale e l’intimidazione non lo sono e non possono essere derubricate a semplice provocazione», si legge nella nota.
La presa di posizione riguarda i manifesti comparsi nei pressi della scuola Don Milani, al centro nei giorni scorsi del dibattito sull’intitolazione della palestra a Sergio Ramelli.
Il rifiuto dell’invito a un confronto pubblico
Il PD riferisce che, successivamente alla diffusione dei manifesti, attraverso i social è arrivato a Paglia un invito a un confronto pubblico da parte di un soggetto politico legato alla stessa area di chi ha rivendicato l’iniziativa.
La segretaria annuncia di non voler accettare. «Non perché tema il confronto, ma per una precisa questione di principio democratico», puntualizza.
Paglia afferma di non ritenere possibile separare la proposta dal contesto nel quale è stata avanzata: dopo la comparsa dei manifesti con il suo volto barrato e da parte di una persona politicamente legata a chi ne ha rivendicato la paternità.
«Il confronto è il fondamento della democrazia, ma non può trasformarsi in uno strumento di legittimazione di realtà che si richiamano al fascismo, in contrasto con i valori antifascisti della nostra Costituzione», aggiunge.
Le domande sull’intitolazione della palestra
La segretaria provinciale del PD torna infine sulla vicenda dell’intitolazione della palestra della Don Milani a Sergio Ramelli. Le domande sollevate dal partito, ribadisce, erano rivolte all’Amministrazione comunale, responsabile della scelta.
Secondo Paglia, quelle domande restano ancora senza risposta.
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