Trieste, le Acli al fianco del vescovo Trevisi: «La solidarietà non è ingenuità»
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Le Acli Provinciali di Trieste esprimono il proprio sostegno alla riflessione del vescovo Enrico Trevisi sulle migrazioni e sulle tensioni che hanno interessato la città negli ultimi mesi. In una lettera aperta, l’associazione chiede di riportare il dibattito su un terreno di dialogo, rispetto e ricerca di soluzioni condivise, tenendo insieme dignità delle persone, sicurezza, legalità e convivenza civile.
«La solidarietà non è ingenuità, così come la sicurezza non può diventare indifferenza», sottolineano le Acli. Una posizione che accoglie l’invito del vescovo a guardare le persone prima delle appartenenze ideologiche e a non restare indifferenti davanti alla sofferenza.
Il sostegno al vescovo e il richiamo al dialogo
La lettera si apre con un «convinto sostegno» alla riflessione proposta da Trevisi. Le Acli condividono la necessità di affrontare le questioni legate alle migrazioni attraverso un confronto capace di produrre risposte concrete.
«In un tempo in cui ogni questione complessa rischia di essere ridotta a uno scontro tra opposte tifoserie, accogliamo con favore l’invito del Vescovo a recuperare il valore del dialogo e della ricerca comune di soluzioni concrete», scrive l’associazione.
Il richiamo riguarda il modo stesso in cui la città discute delle proprie difficoltà: per le Acli, fenomeni complessi richiedono ascolto e responsabilità, evitando che le contrapposizioni ideologiche prendano il posto dell’analisi dei problemi.
Le attese dei richiedenti asilo e le preoccupazioni dei cittadini
Uno dei punti centrali della lettera riguarda le condizioni delle persone che, dopo viaggi drammatici, si trovano ad attendere per settimane o mesi una risposta alle proprie richieste di asilo. Le Acli condividono la preoccupazione per queste sofferenze e richiamano l’attenzione sulle situazioni di fragilità.
Allo stesso tempo, l’associazione considera doveroso ascoltare le preoccupazioni dei cittadini e garantire sicurezza, legalità e convivenza civile.
«Questi obiettivi non sono alternativi tra loro: una comunità matura è chiamata a perseguirli insieme», si legge nella lettera. La tutela delle persone in difficoltà e l’attenzione alla vita quotidiana della comunità vengono quindi indicate come responsabilità da affrontare congiuntamente.
Un tavolo tra istituzioni, volontariato e società civile
Le Acli valorizzano anche il richiamo del vescovo al lavoro quotidiano delle realtà del territorio che si impegnano per alleviare fragilità e disagio, spesso lontano dai riflettori.
Nella loro riflessione, questo impegno deve accompagnarsi alla capacità di costruire un confronto stabile tra chi ha responsabilità istituzionali e chi opera sul campo.
«Le risposte ai problemi non nascono dalla contrapposizione, ma dalla capacità delle istituzioni, del volontariato e della società civile di sedersi allo stesso tavolo e costruire percorsi condivisi», affermano.
È questa la strada proposta per affrontare le criticità: mettere in relazione competenze, responsabilità ed esperienze, orientandole verso soluzioni concrete.
La dignità della persona come riferimento
L’associazione richiama la propria storia di ottant’anni di impegno nella promozione sociale, nella tutela dei diritti e nella costruzione del bene comune, indicando nella dignità della persona il riferimento di ogni scelta.
«Dietro ogni migrante non vi sono numeri o statistiche, ma uomini, donne e bambini portatori di una storia, di sofferenze, di speranze e di aspirazioni, proprio come ciascuno di noi», scrivono le Acli.
La lettera lega questa attenzione anche all’identità di Trieste, città che, per storia e posizione geografica, conosce il significato dell’incontro tra popoli e culture. Una caratteristica che, secondo l’associazione, rende ancora più necessario evitare semplificazioni e slogan.
L’appello a un dibattito rispettoso e costruttivo
La richiesta conclusiva è rivolta al confronto cittadino, chiamato a recuperare toni rispettosi e la capacità di cercare risposte.
«Trieste ha bisogno di confronto, non di divisioni; di responsabilità, non di strumentalizzazioni; di soluzioni concrete, non di polemiche sterili», affermano le Acli.
L’associazione fa proprio l’appello di Trevisi a riconoscere la sofferenza umana prima delle appartenenze politiche. «Solo mantenendo insieme questi valori potremo costruire una comunità più giusta, coesa e capace di affrontare le sfide del presente», conclude la lettera.
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