mercoledì 7 ottobre 2026
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Cronaca

Posti auto “liberi” solo sulla carta, rabbia di chi deve fare solo spesa: "Parcheggiano e se ne vanno"

Luca Marsi·
Posti auto “liberi” solo sulla carta, rabbia di chi deve fare solo spesa: "Parcheggiano e se ne vanno"

La scena è sempre la stessa, e per molti triestini non è più un’eccezione ma una consuetudine esasperante. Si arriva davanti a un supermercato, si fa il giro completo del parcheggio, si rallenta, si guarda tra le file di auto, ma il risultato non cambia: nessun posto libero. Non perché ci sia un flusso continuo di clienti, ma perché quei parcheggi gratuiti risultano occupati stabilmente, spesso da persone che parcheggiano al mattino e poi vanno a fare tutt’altro.

È da questa sensazione di impotenza quotidiana che nasce lo sfogo di un cittadino triestino, che racconta un disagio condiviso da molti: chi ha davvero bisogno di fermarsi per fare la spesa resta fuori, mentre chi usa quei posti come parcheggio personale per ore non viene mai toccato.

Parcheggi “gratis”, ma non per chi ne ha bisogno

Il nodo non è il parcheggio in sé, ma l’uso distorto che se ne fa. I posti gratuiti davanti ai supermercati nascono per garantire una sosta breve, funzionale, pensata per chi entra, compra e riparte. Nella realtà, però, diventano spesso una soluzione comoda per chi lascia l’auto e poi va a farsi i propri affari, occupando lo spazio per mezza giornata o più.

Il risultato è paradossale: il servizio pensato per agevolare i cittadini finisce per penalizzarli. Chi arriva con poco tempo a disposizione, magari dopo il lavoro o durante una pausa, è costretto a rinunciare, a parcheggiare lontano o addirittura a cambiare supermercato.

Il confronto con Capodistria e un modello che funziona

Nel racconto emerge spontaneo il paragone con altre realtà vicine, come Capodistria, dove il sistema di sosta è regolato in modo più rigido ma anche più equo. Lì, spiegano i cittadini che conoscono il modello, tutti i parcheggi hanno una sbarra: la sosta è gratuita solo per un tempo limitato, spesso un’ora. Superato quel limite, si paga, e anche in modo significativo.

Un meccanismo semplice, ma efficace. Chi deve fare la spesa ha il tempo necessario. Chi invece usa il parcheggio come base per tutta la giornata viene automaticamente scoraggiato. Nessuna guerra tra automobilisti, nessun controllo costante: è il sistema stesso a garantire il ricambio.

Un’ora gratis o la spesa minima: le proposte dal basso

Tra le idee che emergono con più forza c’è quella di introdurre un tempo massimo di sosta gratuita, superato il quale scatta il pagamento. Un’altra proposta, già applicata in diverse città, è legare la gratuità a una spesa minima, garantendo ad esempio un’ora di parcheggio a chi effettua acquisti oltre una certa soglia.

Soluzioni che non puniscono il cliente, ma che rimettono ordine e restituiscono senso a un servizio che oggi appare fuori controllo. Perché il problema, sottolinea chi vive questa situazione ogni giorno, non è pagare in assoluto, ma vedere un diritto trasformarsi in privilegio per pochi furbi.

Il rischio per i supermercati e per la città

C’è anche un aspetto economico che non può essere ignorato. Se parcheggiare diventa impossibile, il cliente cambia abitudini. Evita quel punto vendita, rinvia la spesa, oppure si sposta altrove. Alla lunga, questo danneggia non solo i cittadini, ma anche le attività commerciali, che perdono flussi e fidelizzazione.

In una città come Trieste, dove l’auto resta per molti uno strumento necessario, soprattutto per anziani e famiglie, la gestione della sosta diventa un tema di vivibilità urbana, non un dettaglio secondario.

Una questione di regole, non di divieti

La richiesta che arriva dalla strada non è quella di nuove proibizioni, ma di regole chiare e uguali per tutti. Un sistema che favorisca il ricambio, che premi chi usa il parcheggio per ciò per cui è stato pensato e che scoraggi gli abusi senza bisogno di multe o conflitti.

Perché alla fine, come racconta questo triestino, il problema non è solo trovare un posto auto. È la sensazione, sempre più diffusa, che chi rispetta le regole sia l’unico a pagare il prezzo della disorganizzazione.

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