Si è conclusa lunedì sera, con l’ultima replica, la tappa triestina dello spettacolo più visto di tutti i tempi, la leggendaria Opera Popolare "Notre Dame de Paris", la più famosa al mondo nonché lo spettacolo più visto negli ultimi 20 anni nella nostra città. “Il tempo delle cattedrali” ed il grande palcoscenico del Politeama Rossetti, uno dei pochi teatri italiani che riesce ad ospitare questa alchimia artistica irripetibile, rappresentano un binomio meraviglioso che ha registrato il sold out praticamente ad ogni rappresentazione che è andata in scena a Trieste dal 29 gennaio al 3 febbraio, ovvero ben 8 spettacoli.
L’evento, che in questi anni ha ricevuto numerosi e prestigiosi riconoscimenti tra i quali tre premi agli Italian Musical Award ed è stato tradotto in ben 9 lingue diverse, ha conquistato oltre 13 milioni di spettatori. A Trieste gli amatissimi artisti del cast, tra cui Elhaida Dani (Esmeralda), particolarmente affezionata a Trieste, e Giò di Tonno (Quasimodo), hanno emozionato i presenti con la loro straordinaria classe, su un palcoscenico dove hanno danzato, fra i suggestivi elementi scenici e sulle splendide musiche di Riccardo Cocciante, quasi una trentina di artisti tra ballerini, acrobati e breaker.
I nostri #forna fisioterapisti Davide Fornasaro ed Elisa Zerjal hanno messo la loro esperienza e competenza al servizio degli artisti, dei ballerini e acrobati. Un’esperienza sicuramente stimolante per Davide ed Elisa, abituati a lavorare con performer ed atleti di alto livello, ma in questa occasione addirittura nella magia di "Notre Dame de Paris" che rappresenta sicuramente qualcosa di unico al mondo: hanno avuto modo di vivere da vicinissimo un evento del genere con una prospettiva che ci incuriosisce sapere…
Davide, siamo abituati a vedere i fisioterapisti nello sport, molto meno nel teatro... Come mai dei fisioterapisti in un contesto del genere?
Può sembrare strano ma in realtà è abbastanza normale, o almeno dovrebbe esserlo: dove c’è performance il fisioterapista è lo specialista più adatto per prevenire, sostenere e recuperare il performer! Sono purtroppo molto frequenti le problematiche che affliggono i professionisti che lavorano con carichi di lavoro così intensi e ravvicinati: tante rappresentazioni in pochi giorni con gesti atletici incredibili come avvengono in Notre Dame possono portare inevitabilmente a qualche problema!
Come si fa a trattare e rimettere in sesto un’artista nel poco tempo a disposizione tra uno spettacolo e l’altro? Su cosa ci si concentra?
Obiettivamente non è facile rispondere a questa domanda, l’esperienza è indubbiamente il primo fattore. Fondamentale poi è la valutazione, ed individuare il punto chiave, ovvero ciò che con poco e in tempi brevi fa variare di più: ovviamente la capacità tecnica e la gravità del problema incidono sulla potenzialità del recupero. È poi decisivo concentrarsi sull'obiettivo, unica arma per gestire al meglio lo stress e la pressione che inevitabilmente ci sono in questi frangenti.
Qual è la differenza tra trattare un artista rispetto ad uno sportivo?
Tendenzialmente nessuna: l’artista, il performer o il ballerino sono degli atleti! Tutto ciò che è performance, sia essa atletica, artistica o musicale, va trattata con lo stesso concept. Poi, come talvolta accade che un calciatore o un cestista abbiano minori qualità atletiche, anche un artista o un performer potrebbe avere basse qualità fisico atletiche... ma difficilmente lo si riscontra ad alto livello.
Anche gli artisti hanno necessità di avere un’adeguata preparazione?
Assolutamente sì, altrimenti non puoi essere di alto livello! Se è facile comprenderlo nell'acrobata, potrebbe forse esserlo meno negli artisti e cantanti: tre ore di spettacolo ogni giorno, talvolta due volte nella stessa giornata, diventa insostenibile a questi livelli se non ti prepari adeguatamente anche fisicamente.
Lavorare in contesti di alto livello e magari un po’ diversi dal solito porta quasi sempre a imparare qualcosa di nuovo. È successo anche questa volta?
L’esperienza professionale si arricchisce proprio in questo modo, con il confronto, con l’osservazione, cogliendo ciò che il campo ti offre. Fondamentale è essere svegli e saper far tesoro anche del più piccolo particolare... quello che fa la differenza o potrà farlo nel trattamento futuro. Ad esempio: nel mondo sportivo il defaticamento è qualcosa di fondamentale per il recupero e la prevenzione, per questo motivo lo proponiamo sempre agli atleti che seguiamo. Vedere il defaticamento per la “voce” dei cantanti è stato molto interessante... logico per certi versi, ma è stato qualcosa di nuovo.
Elisa, hai trattato quasi una decina tra ballerini acrobati e breaker, atleti che hanno incantato con la loro performance la platea del teatro. Ma come fanno a fare dei gesti così incredibili?
A questi livelli c’è di base talento e molta preparazione, anni di danza, di studio e sacrificio: tanto allenamento sulla flessibilità e sul controllo del corpo, oltre che molto lavoro sulla tecnica. Gli acrobati ovviamente hanno delle capacità atletiche fuori dal comune, forza ed esplosività da vendere con delle attitudini spericolate. Hanno sicuramente una predisposizione caratteriale, mentale e fisica ma anche tanto tanto lavoro.
Cosa ti ha colpito di più delle loro performance?
È assolutamente incredibile come utilizzino gli attrezzi di scena come le campane o le transenne, con una facilità disarmante come per un tennista la racchetta: si arrampicano e saltano da colonne, muri, campane, da altezze importanti con naturalezza ma nello stesso tempo con spettacolarità. Tanto lavoro, tanta preparazione, tanto talento!
Quali sono le problematiche fisiche che hai riscontrato maggiormente o che più frequentemente si possono incontrare nei ballerini?
I ballerini utilizzano molto spesso il loro corpo in movimenti estremi, sollecitando molte articolazioni. Quali? dipende ovviamente dal tipo di danza e performance. La zona lombare è sicuramente la più esposta così come le anche e le caviglie, nei breaker aggiungerei le spalle e tutto il quadrante superiore, collo compreso.
Una bella sfida direi...
Sì, sono proprio delle sfide per la varietà e complessità dei movimenti. I carichi di lavoro e le elevate intensità, soprattutto nei ballerini di alto livello, rendono poi il tutto ancora più difficile.
Davide, cosa porti a casa da questa esperienza in “Notre Dame De Paris”?
Ho visto tanta professionalità, preparazione e passione... ho conosciuto artisti che sono dei fuoriclasse assoluti. In questa eccellenza anche “#FORNA” ha dato un piccolo contributo, soddisfazione che portiamo...a casa!
Davide ..un’ultima domanda che non possiamo non fare… È noto da sempre che la postura è uno degli aspetti della fisioterapia che reputi più importante...: come la mettiamo con Quasimodo il celebre “Gobbo” di Notre Dame... trattamento riuscito male?
No comment... segreto professionale!