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Cronaca

“Ma butalo in scovaze, no in terra!”: Trieste si ribella al degrado urbano causato dai rifiuti abbandonati

Luca Marsi·
“Ma butalo in scovaze, no in terra!”: Trieste si ribella al degrado urbano causato dai rifiuti abbandonati

Trieste, città dal fascino mitteleuropeo e dallo spirito fiero, si trova ancora una volta a fare i conti con un problema annoso: il rispetto per il decoro urbano. In particolare, a scatenare l’indignazione di molti triestini sono gli abbandoni incontrollati di piccoli rifiuti, come involucri di merendine, bottiglie vuote e cartacce, lasciati ovunque tranne che nei cestini. La scena si ripete in centro città, nei rioni residenziali e persino nelle aree verdi più curate.

La voce del popolo: educazione e senso civico sotto accusa

A rompere il silenzio, stavolta, è il commento sprezzante e senza filtri di una triestina, immortalato in un video divenuto virale: “Ma butalo in scovaze, no in terra!” – un’esortazione genuina che fotografa il sentimento comune di esasperazione. Dietro questa frase, c’è l’orgoglio ferito di chi ama la propria città e non tollera comportamenti incivili, soprattutto quando avvengono sotto gli occhi di tutti, nell’indifferenza generale.

Tra incuria e abitudini sbagliate: un fenomeno culturale da invertire

Non si tratta soltanto di maleducazione. Il gesto di abbandonare un rifiuto a terra è spesso frutto di un’abitudine sbagliata, difficile da sradicare. Ma a Trieste, dove l’identità locale è forte e il senso civico radicato, tali comportamenti risultano ancora più insopportabili. “Non ghe xe più rispetto”, commentano alcuni residenti di fronte all’ennesima confezione vuota lasciata sulla panchina di un parco o accanto a un cestino mezzo vuoto.

Appello al buon senso (e alle istituzioni)

I cittadini chiedono più controlli, ma anche più educazione. Scuole, famiglie e istituzioni sono chiamate a fare fronte comune per ripristinare un senso civico che sembra vacillare, soprattutto tra le nuove generazioni. Ma serve anche il coraggio di dire le cose come stanno – magari con l’ironia tagliente e l’accento inconfondibile dei triestini: “Ma butalo in scovaze, no in terra!”.

Un invito semplice, diretto, e impossibile da ignorare.

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