Verso la primavera, torna il pericolo zecche: i consigli per evitare criticità
Publichiamo da dott Fulvio ZORZUT Medico Epidemiologo Specialista in Igiene e Medicina Preventiva Ordine dei Medici di Trieste n 2415
Insieme all’avvicinarsi della primavera, torna il periodo delle passeggiate in Carso ed in Carnia cosa estremamente salutare ma che determinano un aumento dei contatti con le zecche: sono artropodi appartenenti alla famiglia degli aracnidi e che nella stagione calda divengono particolarmente attive visto che il loro sviluppo e riproduzione dipendono dalla temperatura e dall’umidità relativa.
Parlando proprio del nostro territorio, le zone più a rischio sono le doline, in particolare i loro fondali, poiché avviene un’inversione termica che rende queste conche naturali veri e propri concentratori naturali di zecche.
Le zecche presenti sono la Ixodes Ricinus e l'Ixodes Persulcatu.
Le zecche sono molto resistenti alle condizioni sfavorevoli ed essendo ematofaghe, non vivono naturalmente sulla vegetazione, ma parassitano gli animali selvatici, in particolare modo caprioli, cinghiali, volpi e roditori.
Le zecche scivolano dagli animali sulle piante, in attesa di un nuovo individuo da infestare. L'uomo non è il bersaglio di prima scelta della zecca, che non predilige la cute glabra.
Si tratta di un evento accidentale e la zecca una volta che arriva sulla pelle, può stare anche 24-36 ore alla ricerca del sito preferito, che di solito è una zona a maggior umidità, come areole mammarie, ascelle, zona inguinale, zona retro auricolare.
Quindi una doccia dopo l’escursione, può essere risolutiva e la zecca non ancora posizionata può essere facilmente lavata via.
Viceversa, una volta che si infigge con il suo rostro nella cute la rimozione deve essere meccanica.
Consigli
è sempre opportuno tenere maniche e pantaloni lunghi ed indossare possibilmente abiti di colore chiaro, per identificare al meglio la zecca.
E’ bene camminare al centro dei sentieri e, può essere utile applicare repellenti chimici cutanei, lo stesso vale per i cani, per i quali è sempre consigliabile optare per un trattamento anti zecche.
Una percentuale minima di zecche può essere infettata con i batteri, in particolare modo con la Borrelia Burgdorferi, batterio responsabile del Morbo di Lyme oppure possono essere infettate con virus come i Flavivirus che causano la TBE (Tick-Borne Encephalitis).
Il Morbo di Lyme, diagnosticato oggi con facilità, si cura con gli antibiotici, essendo un batterio.
Per quanto riguarda la TBE invece, nonostante nel Carso Triestino sia praticamente assente, vengono notificati ogni anno dei casi in Carnia e in alcune zone dell’Austria, ma esiste un vaccino che richiede 3 dosi ed un richiamo dopo 3 anni e che per i residenti del Friuli Venezia Giulia è gratuito.
In concreto ci sono dalle 24 alle 36 ore di tempo per individuare la zecca.
Poi è facile abbia effettuato il primo pasto e non ha solamente succhiato il sangue ma ha anche liberato la sua saliva, che è un anestetico e in quest’ultima ci sono, nel caso, i virus e i batteri.
E’ dunque importante non usare mai sostanze quali calore, vasellina, oli, alcol, per la rimozione perché sono sostanze che portano all’asfissia la zecca e, nell’agonia, l’animale libera la saliva e si rischia fortemente che, ove presenti, vengano inoculati batteri e virus.
La zecca va quindi tolta a freddo, con una pinzetta, che va messa il più possibile aderente alla cute e che servirà a stringere la zecca, senza però schiacciarla, facendo un movimento rotatorio con conseguente trazione verso l’alto; una volta finita l’estrazione basterà disinfettare la cute.
C’è però un ulteriore parametro: se dopo qualche giorno attorno al punto si forma un piccolo alone di circa un centimetro di arrossamento, conferma che la zecca ha portato a termine il suo pasto, ma questo non implica che quest’ultima fosse infetta.
Dopo due settimane dalla formazione dell’alone ci si può rivolgere al medico di famiglia che predisporrà gli accertamenti per la rilevazione degli anticorpi anti Borrelia.
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