giovedì 27 agosto 2026
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(SEGNALAZIONE) Coronavirus, Italia sempre meno unita: da sud barriera al Nord

Luca Marsi·

Ascoltando sia le emittenti televisive che leggendo i giornali mi sto accorgendo che quello che professavo da molto tempo si sta verificando proprio in questi momenti, naturalmente sto parlando di quella che viene definita unità nazionale.

Perchè sto dicendo questo? Ma è molto semplice e ora cercherò di spiegarlo.

E' facile, come sempre da me asserito, sentirsi legati alla patria durante una partita di calcio o un qualunque evento sportivo, ma aimè quando incominciano a verificarsi seri problemi nazionali ecco che ognuno va per la sua strada.

Quello a cui mi riferisco è la pandemia del coronavirus che ci ha colpiti chi più chi meno tutti, ma che sembra abbia per la prima volta fatto alzare le barriere non al nord ma bensì al sud d'Italia.

Si sa che dall'unità d'Italia in poi l'esodo per quasi la sua totalità avveniva dal sud del paese verso il più ricco e industrializzato nord, ma ora che le regioni settentrionali hanno bisogno d'aiuto ecco che molte di quelle meridionali invocano addirittura la chiusura dei propri confini regionali se qualcuno avesse l'intenzione di recarsi da loro e anzi ho appreso che ad esempio la Regione Calabria ha addirittura intenzione di far riaprire bar,ristoranti e quant'altro prima delle disposizioni nazionali.

A questo punto cosa succederebbe se per questa scellerata scelta tali regioni fossero a loro volta colpite dal virus com'è successo in Lombardia?

Sono più che convinto che è facile essere uniti quando le vacche sono grasse ma molto meno quando incominciano i problemi seri e quale reazione ci sarebbe se a questo punto il Nord dopo l'esodo massiccio degli abitanti del sud siano essi lavoratori che studenti dai territori colpiti gravemente da questa pandemia, rifiutassero un domani di riaccoglierli per lo stesso motivo?

Lascio ai posteri l'ardua sentenza a questa annosa domanda, ricordando a tutti che se uno si sente orgoglioso d' appartenere ad uno stato deve prima di tutto rispettarne le sue leggi ed essere consapevole che in un momento così grave d'emergenza la solidarietà dovrebbe essere una priorità scontata e non basta certamente appendere una bandiera, suonare e cantare delle canzoni alla finestra per risolvere il problema.

Concludo comunque nel essere concorde che tali iniziative sicuramente possono alleviare la momentanea e grande sofferenza di chi ha perso delle persone care, di chi ha rischiato la propria vita nel cercare di curarle, di chi ha perso il lavoro e di chi solamente è stato costretto a starsene chiuso in casa.

 

Fabricci Paolo

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