Feste e concerti, Rebek: «Se rendiamo tutto gratuito non riconosciamo l’arte come un lavoro» (VIDEO)

Gli eventi gratuiti per i giovani non possono diventare la regola: qualche grande appuntamento sostenuto dall’amministrazione può rappresentare un investimento per la città, ma il lavoro degli artisti deve essere pagato e il pubblico deve abituarsi a riconoscerne il valore economico. È la posizione espressa da Stefano Rebek nel confronto di Trieste Cafe dedicato alla stagione di feste e concerti. �
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«Un lusso pagato dalla collettività»
La domanda posta durante la trasmissione è stata volutamente provocatoria: gli eventi gratuiti sono un diritto per i giovani oppure un lusso sostenuto dalla collettività?
Rebek ha scelto nettamente la seconda interpretazione.
«Chiaramente un lusso pagato dalla collettività nel 90% dei casi».
Questo non significa, però, escludere totalmente il ruolo delle amministrazioni.
«Io credo che un evento ogni tanto sia giusto, perché è normale ed è giusto che ogni Comune tenda ad aiutare la vita della città, ma che lo faccia più come bigliettino da visita». �
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Il ritorno per l’intera città
Secondo Rebek, un grande appuntamento gratuito può avere senso quando produce un beneficio che supera il pubblico presente sotto il palco.
Facendo riferimento a precedenti manifestazioni, ha osservato che un evento di grande richiamo può diventare una forma di promozione.
«È per la città, perché hai il retro della medaglia, cioè hai una pubblicità importante e quindi fa bene a tutti, anche per i turisti».
Ma questa logica non può trasformarsi, secondo l’opinionista, nella gratuità sistematica.
«Mediamente un evento deve essere pagato, perché un artista costa un panico. Non avete neanche idea di quante carte, quante scartoffie, quanti uffici, quante cose».
Il dietro le quinte di un concerto viene descritto come una vera macchina produttiva, con costi, lavoro organizzativo e professionisti coinvolti. �
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«Non puoi accontentare tutti»
Esiste poi un altro problema: la spesa pubblica deve necessariamente confrontarsi con gusti molto differenti.
«Non è neanche giusto che magari un Comune scelga... cercherà di scegliere artisti un po’ per tutti, però alla signora di 70 anni magari non gliene frega niente».
Da qui la proposta provocatoria di Rebek.
«Riesci ad accontentare tutti? No, quindi fai tre a carico del Comune e tutti gli altri che se li paghi la gente. Vuoi un concerto? Pagatelo».
Questo non esclude la possibilità per l’ente pubblico di svolgere un ruolo di supporto organizzativo e logistico, ma evita che l’intero costo dell’offerta musicale finisca sistematicamente sulla collettività. �
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«L’arte va pagata»
Il passaggio più netto arriva nella conclusione dell’intervento.
«Qualunque cosa a livello artistico debba essere pagata».
Rebek salva esplicitamente il sostegno agli artisti locali, ma ribadisce la necessità di costruire anche nel pubblico una diversa percezione del valore economico della cultura e dell’intrattenimento.
«L’arte va pagata e va riconosciuta perché è un lavoro. Finché noi lo facciamo gratuito, a differenza del resto del mondo, non riusciamo a capire che chi lavora lassù è un artista ed è una professione vera e propria». �
DI SEGUITO IL VIDEO
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