Liliana Segre: “Antifascismo? spero ci sia ancora”
"Ho molto rispetto per la Costituzione, è una guida che tutti dovrebbero avere. Il popolo italiano è andato alle urne e ha scelto democraticamente il Governo in carica. Sarebbe facilissimo per me trovare 45 motivi dentro di me per cui sono preoccupata e sarei un'altra da me se così non fosse. Però da laica vorrei veramente stare a vedere, perché è troppo facile giudicare a priori con il proprio istinto e voglio combattere anche dentro di me i pregiudizi. Voglio essere una spettatrice serena". Così Così la Senatrice a vita Liliana Segre, ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa su Rai3. Interrogata sul significato della fiamma che aveva chiesto, non ascoltata, di togliere dal simbolo di Fratelli d'Italia ha poi detto: "Non posso, non voglio rispondere a questa domanda". Sull'antifascismo oggi: "Ho vissuto una vicenda famigliare, andando indietro nel tempo, in cui mio papà aveva un unico fratello che era un fascista della prima ora. Era convintissimo, tanto che addirittura apparteneva al gruppo Crespi che a Milano, Porta Magenta, aveva un punto di incontro. C'era un continuo scambio di idee tra mio papà che era fortemente antifascista e il fratello amatissimo. Erano due fratelli che si amavano molto ma c'era una differenza talmente enorme che mio zio si era sposato in camicia nera, in un'occasione come il proprio matrimonio aveva esibito la camicia nera. Dopo anni di conflitto fraterno, affettuoso e talvolta seccato, mio zio nel 1938 tagliò dalle fotografie del suo matrimonio tutta la sua parte, sembrava mia zia avesse fatto un matrimonio da sola. Ci sono stati anche dei libri su questo, su quella borghesia ebraica che aveva aderito al fascismo, persone che, come mio padre e mio zio, erano state Ufficiali nella Prima Guerra Mondiale e che erano orgogliosi della decorazione ricevuta. Mio zio dopo aver perso tutta la sua famiglia per le leggi razziali e razziste si è trovato a vivere a lungo con il rimorso spaventoso di aver aderito al fascismo con grande entusiasmo. Si trovò a fare i conti con quel fascismo che gli aveva ucciso ad Auschwitz, per la colpa di essere nati, il padre, la madre e l'unico fratello. C'è ancora l'antifascismo? Io ricordando la sua disperazione, fino all'ultimo giorno della sua vita, in cui ogni notte cercava nel suo incubo di tirar giù il padre dal treno della deportazione e non ci riusciva, voglio sperare che ci sia ancora l'antifascismo". (PO / red)
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