giovedì 22 ottobre 2026
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Covid-19: “Il CTS non era d’accordo con la riapertura delle discoteche”

Luca Marsi·
“Il comitato tecnico scientifico non era d’accordo, aveva espresso cautela nella riapertura delle discoteche” spiega il virologo Fabrizio Pregliasco, docente di Igiene all’Università di Milano e direttore sanitario dell’Irccs. “La scelta è stata frutto di un compresso, e comunque dipende dalle Regioni. Una soluzione da veri funamboli, tra il rischio sanitario e le necessità economiche di un settore in crisi. Ma le immagini di questi giorni con piste affollate senza nessun distanziamento e mascherine al polso, hanno sollevato molte polemiche, tanto che molti club sono stati costretti a chiudere dopo i controlli. Ho visto video aberranti” commenta il virologo. “Il semplice fatto di non avere un tetto sopra la testa è una condizione necessaria, ma non sufficiente, per riaprire. Al chiuso si concentrano le goccioline mentre la ventilazione aiuta a disperdere il veicolo di contagio. Ma dipende anche da cosa fai all’aperto: un conto è un concerto di musica classica, dove le persone sono sedute, ferme e in religioso silenzio. Possono starci anche mille persone. Un altro è che quelle mille persone urlano e si avvicinano tra loro, come accade in discoteca. La prossimità, il contatto fisico, il fatto di cantare a squarciagola, il respiro più intenso per il movimento e il ballo: sono tutti fattori cruciali.” Ha evidenziato il Virologo. “In questo momento, spiega, le situazioni a rischio focolaio sono almeno quattro: i luoghi di lavoro (specialmente macelli, agricoli e spedizionisti) i contesti degradati e di promiscuità, come quelli in cui vivono i migranti e i casi di importazione, come quelli di chi rientra dalle vacanze da mete come la Croazia. Il quarto fattore di rischio potrebbe diventare la movida“. Ha concluso Fabrizio Pregliasco.

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