domenica 8 novembre 2026
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Accordo Ue sui migranti, Roma canta vittoria sulle Ong

Luca Marsi·
Accordo Ue sui migranti, Roma canta vittoria sulle Ong

Una svolta notturna, un giro di telefonate che forse ha coinvolto direttamente Giorgia Meloni e Olaf Scholz, il successivo passo indietro della Germania: alla viglia del vertice di Granada l'Ue trova l'intesa sul regolamento delle crisi migratorie e può finalmente tornare a sperare di finalizzare il Patto nel suo complesso entro la legislatura. L'accordo è arrivato nella riunione dei rappresentanti permanenti a Bruxelles e, per raggiungerlo, è stato decisivo il declassamento del punto riguardante il principale pomo della discordia tra Roma e Berlino: le Ong. "E' passata la nostra linea, l'emendamento tedesco è stato ritirato", ha sottolineato Meloni, che potrà volare in Andalusia dopo aver incassato una vittoria politica non scontata sul fronte migranti. Il nuovo testo mantiene il punto in cui si dice che gli aiuti umanitari sono esclusi dai casi di strumentalizzazione della migrazione ma lo declassa dall'articolato vero e proprio ai 'considerando', ovvero a quelli che figurano come i prequel di quanto viene disciplinato da una normativa. Da un punto di vista legislativo, di fatto, il passaggio perde tutta la sua forza. Il testo è tornato così molto simile a quello precedente al compromesso presentato dalla presidenza spagnola giovedì scorso al Consiglio Affari Interni. Un compromesso che all'Italia non era piaciuto né nella tempistica, né nel merito, visto che andava a enfatizzare le operazioni delle Ong proprio nei giorni dello scontro tra Roma e Berlino. "L'emendamento tedesco era un passo indietro", ha ribadito la presidente del Consiglio rimandando anche alle dichiarazioni del vertice Med 9 di Malta, dove ha incassato la sponda di Parigi sulla migrazione. "L'intesa è stata un successo per l'Italia, ora si può accelerare", ha sottolineato anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani. L'accordo è stato salutato anche dai vertici Ue, a cominciare dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e dalla presidente dell'Eurocamera Roberta Metsola. Con l'ok al regolamento sulle crisi, infatti, viene a cadere anche il veto ai negoziati che l'Eurocamera aveva imposto sugli altri file del Patto sulla migrazione e l'asilo. Un patto che, ha ribadito von der Leyen, va concluso entro la fine della legislatura. Ovvero prima che diventi ostaggio della campagna per le Europee. Berlino da parte sua non ha ammesso alcuna sconfitta. In un tweet, Scholz ha parlato "di svolta storica" soffermandosi su uno dei punti più cari al governo tedesco, quello dei movimenti secondari. Il regolamento sulle crisi "limiterà efficacemente l'immigrazione irregolare in Europa e alleggerirà in modo duraturo l'onere di Stati come la Germania". Il quotidiano tedesco Faz non ha mancato di sottolineare come Berlino abbia "sbattuto sul granito di Roma" nel negoziato. In realtà, all'interno del governo semaforo il punto sulle Ong era caro soprattutto alla componente dei Verdi della ministra degli Esteri Annalena Baerbock. Che già sul testo presentato giovedì scorso dalla Spagna aveva dovuto far buon viso a cattivo gioco di fronte alla linea imposta da Scholz. "L'intesa è stata un successo per Berlino e l'Ue, abbiamo lottato perché fossero garantiti gli standard umanitari minimi", si è comunque difesa Baerbock. La fumata bianca, in ottica europea, restringe le possibilità che il vertice dei 27 a Granada si trasformi in un ring. Di migrazione si parlerà eccome ma è improbabile che si torni sul regolamento. Più realistico, invece, che si parli del Memorandum sulla Tunisia, che dopo gli ultimi ricatti di Kais Saied ha innescato un nuovo scontro tra von der Leyen e Charles Michel. Più di un Paese è pronto ad attaccare il modus operandi usato dalla Commissione. E la compilazione della Dichiarazione di Granada si sta rivelando più difficile del previsto. Polonia e Ungheria, contrarie al Patto sulla migrazione nel suo complesso, annunciano battaglia. Il rischio di uno scontro all'ombra dell'Alhambra è comunque dietro l'angolo. Nessuno vuole lasciare Granada come fece l'ultimo Sultano dei Mori, Boabdil, alla fine del XV secolo: in lacrime mentre, da uno sperone, salutava per sempre la città andalusa. (ANSA). ESP

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