sabato 29 agosto 2026
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Protezione civile, Fedriga: Gemona polo della cultura della resilienza

Luca Marsi·
Protezione civile, Fedriga: Gemona polo della cultura della resilienza

"Nel cinquantesimo del terremoto non abbiamo solo voluto commemorare l'evento, ma anche guardare al futuro grazie a quell'esperienza: ecco perché la Regione ha dato impulso, insieme all'Università, a questa scuola di alta formazione, per dare vita a un'infrastruttura non soltanto fisica, ma anche di conoscenza, necessaria per affrontare le emergenze pianificando la prevenzione sul lungo periodo".

Lo ha affermato il presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, a margine dell'inaugurazione a Gemona del Friuli di UNIUD RESILHub, della nuova Scuola laboratoriale di alta formazione in Resilienza per lo sviluppo sostenibile dell'Ateneo friulano. La struttura, ospitata nello storico Palazzo Fantoni, si propone come un catalizzatore di conoscenza e un laboratorio di soluzioni concrete per affrontare scenari globali complessi, dai disastri naturali alle crisi socio-economiche.

"Il nostro problema come sistema Paese è la programmazione strutturale, dove siamo in forte deficit rispetto ad altri. Siamo tra i migliori a reagire durante l'emergenza, ma non siamo altrettanto capaci di compiere una programmazione di lungo periodo per prevenire o affrontare le crisi prima che si presentino. Poiché la politica non può farlo da sola, serve una rete multidisciplinare e il grande supporto di centri di eccellenza come l'Università di Udine per andare in questa direzione: questo non è un progetto per ricordare il terremoto, ma che guarda anche al futuro, grazie all'esperienza di quel terremoto" ha spiegato Fedriga.

Ad intervenire all'evento inaugurale, aperto da Andrea Cafarelli, delegato del rettore per la sede di Gemona del Friuli, e concluso dal rettore dell'Università di Udine, Angelo Montanari, sono stati anche gli assessori alla Protezione civile Riccardo Riccardi e alle Finanze Barbara Zilli. 

L'assessore Riccardi, nel suo intervento, ha sottolineato la radice ideale del progetto: "Dobbiamo capire che la tecnica è figlia della cultura: è la grande lezione che il cavalier Marco Fantoni ci ha lasciato e farlo qui, a Palazzo Fantoni con l'Università al centro, è un'azione estremamente importante. Questa è la sfida vera: abbiamo bisogno di un nuovo 'building' che non tenga conto della singola materia e della singola relazione in modo verticale, perché è un approccio in cui uno, da solo, non vince".

Nel suo intervento a Gemona, Riccardi ha fornito una precisa analisi quantitativa delle emergenze che hanno colpito il Friuli Venezia Giulia, evidenziando una preoccupante accelerazione dei fenomeni critici. Il bilancio complessivo dal 1994 a oggi, vede il riconoscimento di 9 emergenze nazionali in Friuli Venezia Giulia. Per la gestione di queste crisi sono stati investiti complessivamente 1 miliardo di euro, fondi che hanno alimentato l'apertura di migliaia di cantieri sul territorio. Negli ultimi 7 anni, ovvero tra il 2018 e il 2025, la Regione ha registrato un'accelerazione, affrontando ben 3 emergenze nazionali: la tempesta Vaia, la tempesta di grandine del 2023 e la recente alluvione dell'Isontino.

Riccardi ha sottolineato il drastico aumento del profilo di rischio mettendo a confronto i periodi: se nei primi 24 anni (dal 1994 al 2018) si sono verificate 6 emergenze, negli ultimi 7 anni se ne sono registrate 3, evidenziando come i dati dimostrino che il profilo del rischio sta aumentando con fenomeni più frequenti, violenti e circoscritti, rendendo non più sostenibile un modello basato solo sul ripristino del patrimonio pubblico.

Quattro i concetti chiave che l'esponente della Giunta Fedriga ha esposto nell'analisi delle esigenze per il futuro: l'evoluzione del decisore - "è necessario il passaggio dalla figura del burocrate a quella del tecnocrate, un project manager con poteri semplificati che sappia guidare i processi di trasformazione"; la riforma delle regole - "la condizione di 'straordinarietà' insita nei commissariamenti deve diventare ordinarietà per superare l'incapacità di spesa causata da norme che oggi frenano la sicurezza"; la gestione del rischio - con l'aumento della frequenza e violenza dei fenomeni, non è più sufficiente il solo ripristino del danno, ma serve un nuovo modello di assistenza che integri pubblico e sistema assicurativo, e su questo la Regione - ha ricordato Riccardi - molto ha fatto su impulso del governatore Fedriga"; la fine del "singolarismo" - "la prevenzione non deve più essere settoriale e verticale, ma multidisciplinare, coinvolgendo in modo integrato tutti i servizi primari e le competenze professionali". 

Per l'assessore regionale alle Finanze, Barbara Zilli, intervenuta alla cerimonia portando anche i saluti dell'assessore all'Università e Ricerca Alessia Rosolen, "tenere viva l'esperienza del 1976 significa avere la lungimiranza di creare strumenti innovativi. Il Friuli, territorio cantiere per tanti anni, continua oggi a essere un cantiere virtuoso di costruzione del futuro e della sicurezza, dando ai giovani ulteriori occasioni di crescita professionale e di innovazione. In questi 50 anni - ha aggiunto Zilli - la comunità friulana, grata e riconoscente, ha rinsaldato e rafforzato il filo che lega la sua storia a quella dell'Università di Udine, istituzione che è testimone del patrimonio valoriale che da quell'evento drammatico è nato e ha dato frutto, testimoniato dall'inaugurazione di oggi.

A presentare ufficialmente UNIUD RESILHub è stato Stefano Grimaz, titolare della Cattedra Unesco e direttore della Scuola, che ha illustrato l'approccio "science-based ed experience-based" del polo, mentre Amedeo Aristei, direttore centrale della Protezione Civile Fvg, ha presentato il profilo del "Resilience officer" operante nel Comitato regionale per le emergenze (Corem) e che sarà oggetto del primo corso della scuola.
ARC/EP/al

 

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