Confini. Capozzi (M5s): "Serve piena applicazione del trattato di Schengen"

"Difendere Schengen significa difendere uno dei pilastri fondamentali del progetto europeo, la libertà di
circolazione, e, al tempo stesso, tutelare anche la competitività, il lavoro e la qualità della vita delle nostre comunità transfrontaliere. Per questo motivo, oggi ho partecipato al presidio organizzato in concomitanza con il valico italo-sloveno di Stupizza-Robic, al fine di ribadire la necessità di tornare alla piena applicazione del Trattato di Schengen e alla libera circolazione delle persone e delle merci all'interno dell'Unione europea". Così in una nota la consigliera regionale Rosaria Capozzi (Movimento 5 Stelle) a margine del presidio transfrontaliero C'era una volta Schengen, organizzato da svariate forze politiche, sindacati e associazioni come forma di protesta pacifica contro la militarizzazione delle frontiere e i continui controlli che limitano il Trattato di Schengen. "Chiediamo che si ponga fine a una narrazione - aggiunge Capozzi - che rischia di danneggiare ingiustamente i nostri territori di confine. Inoltre, invece di continuare a prorogare controlli interni all'Unione europea, si rafforzino piuttosto quelli alle frontiere esterne e ai confini dei Paesi non appartenenti all'Unione, dove si gioca la reale sfida della sicurezza e della gestione dei flussi migratori".
"La sospensione dei controlli ordinari alle frontiere interne - precisa la consigliera pentastellata - era stata introdotta in un contesto straordinario, legato alle esigenze di sicurezza emerse dopo il grave attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023. Tuttavia, a distanza di tempo, le istituzioni europee indicano chiaramente la necessità di ripristinare la piena funzionalità dell'area Schengen e di superare una situazione emergenziale che non può diventare permanente". "Le continue proroghe dei controlli al confine - sottolinea Capozzi - hanno avuto un costo rilevante per il nostro territorio: si stima che abbiano comportato un danno economico superiore ai venti milioni di euro nel solo Friuli Venezia Giulia. Il tema, tuttavia, non è soltanto economico. A pagare il prezzo più alto sono stati infatti i lavoratori, i pendolari e le imprese che ogni giorno vivono e operano in un'area fortemente integrata dal punto di vista sociale ed economico, subendo una minore fluidità degli scambi transfrontalieri e maggiori difficoltà negli spostamenti".
"Senza dimenticare - prosegue l'esponente M5S - il peso in termini di agenti di polizia sottratti al nostro territorio per presidiare i confini, quando sappiamo bene che esiste una concreta situazione di sottorganico. Non a caso, anche il sindacato di polizia ha evidenziato le criticità di questo sistema, sottolineando come l'attenzione si concentri prevalentemente sui principali punti di ingresso, mentre i valichi secondari restano meno presidiati, riducendo in questo modo l'efficacia complessiva della misura". "Anche sul fronte del contrasto all'immigrazione irregolare - conclude Capozzi - i dati dimostrano che il numero di passeur intercettati non presenta differenze significative rispetto al periodo precedente alla reintroduzione dei controlli. Tutto questo, ancora una volta, dovrebbe indurre a una riflessione seria in merito all'efficacia delle misure adottate".
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