Università, Patuanelli-Sossi (M5S): “0% nel 2026 non può essere una vittoria dopo il +4% del 2025”

“Se nel 2025 un aumento del 4% del Fondo di Finanziamento Ordinario veniva presentato come un investimento nell’università, perché nel 2026, con costi crescenti e un’inflazione che erode il potere d’acquisto, un finanziamento sostanzialmente invariato dovrebbe essere considerato una vittoria?”.
È la domanda che pongono il senatore Stefano Patuanelli, Vicepresidente del MoVimento 5 Stelle, ed Enrico Sossi, Vice Rappresentante del Gruppo territoriale di Trieste del M5S, commentando i dati relativi alla ripartizione del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) per gli atenei del Friuli Venezia Giulia.
“Nel 2024 – spiegano Patuanelli e Sossi – agli atenei del Friuli Venezia Giulia erano stati assegnati complessivamente 206.846.082 euro. Nel 2025 il finanziamento era salito a 215.099.638 euro, con un incremento di 8.253.556 euro, pari a quasi il 4%. Un aumento significativo, che era stato giustamente presentato come un segnale di attenzione e di investimento sul sistema universitario regionale”.
“Nel 2026, invece – proseguono – il finanziamento complessivo indicato è pari a 213.842.747 euro. Il dato va letto tenendo conto della quota che gli atenei sono chiamati a restituire al Ministero dell’Economia e delle Finanze: al netto di questa partita, il finanziamento risulta sostanzialmente invariato rispetto al 2025”.
“In presenza di costi crescenti – sottolineano Patuanelli e Sossi – lasciare sostanzialmente invariato il finanziamento significa non garantire alle università le risorse aggiuntive necessarie almeno a preservarne il potere d’acquisto”.
“Nel 2025 – ricordano – il FFO regionale era cresciuto di quasi il 4%, a fronte di un’inflazione media decisamente più contenuta. Nel 2026, invece, mentre l’inflazione è tornata a crescere, il finanziamento rimane sostanzialmente fermo. Per mantenere semplicemente lo stesso potere d’acquisto del finanziamento 2025, con un’inflazione nell’ordine del 2,6%, sarebbero necessari circa 5,6 milioni di euro aggiuntivi; con un’inflazione del 3%, l’incremento necessario supererebbe i 6,4 milioni”.
“Non basta quindi dire che non ci sono stati tagli – affermano i rappresentanti del M5S –. La domanda è se le università dispongano oggi delle stesse possibilità di spesa e investimento dell’anno precedente. La risposta, considerando l’aumento dei prezzi, è evidentemente no”.
“Università e ricerca non possono essere finanziate soltanto attraverso la logica della conservazione dell’esistente. Servono risorse per il personale, la didattica, la ricerca, le infrastrutture e l’innovazione. È da qui che passa la capacità del nostro sistema universitario di formare competenze, attrarre giovani e ricercatori e contribuire allo sviluppo del territorio”.
“Per questo – concludono Patuanelli e Sossi – non comprendiamo come si possa presentare come una vittoria il semplice mantenimento nominale delle risorse. Se nel 2025 un aumento del 4% era considerato un investimento nell’università, nel 2026, con costi crescenti, lo zero per cento non può essere spacciato per un risultato positivo. Almeno non se l’obiettivo è rafforzare davvero il sistema universitario e non semplicemente evitare di arretrare sulla carta”.
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