Trieste, Pasino (Punto Franco): "Il porto deve tornare al centro dello sviluppo della città" (VIDEO)

Il porto di Trieste si trova oggi davanti a una delle fasi più delicate della propria storia recente. I cambiamenti negli equilibri geopolitici internazionali, le nuove rotte commerciali e le trasformazioni della logistica mondiale stanno modificando profondamente gli scenari sui quali per decenni si è costruita la crescita dello scalo giuliano. Nel corso della trasmissione "Un capo in B con..." il consigliere comunale di Punto Franco Alberto Pasino ha dedicato un ampio passaggio proprio al futuro del porto, individuandolo come il vero motore sul quale costruire lo sviluppo economico della città nei prossimi decenni.
Il porto come cuore della crescita economica
Secondo Pasino, parlare del porto di Trieste significa inevitabilmente parlare del futuro dell'intera città. A suo giudizio, infatti, lo scalo non rappresenta semplicemente un'infrastruttura dedicata ai traffici commerciali, ma costituisce l'elemento centrale attorno al quale dovrebbe svilupparsi l'intera strategia economica del territorio.
Per questo motivo il consigliere ritiene che la politica locale debba guardare con grande attenzione alle profonde trasformazioni che stanno interessando il commercio internazionale, evitando di considerare il porto come un elemento ormai consolidato e immutabile. Al contrario, secondo Pasino, proprio in questa fase servono capacità di visione e programmazione.
Il legame storico con il Canale di Suez
Nel ricostruire il contesto internazionale, Pasino ha ricordato come Trieste abbia costruito una parte importante della propria storia economica grazie al Canale di Suez.
Ha richiamato anche il ruolo svolto dal barone Pasquale Revoltella, vicepresidente della società costituita per finanziare la realizzazione del canale, evidenziando come quell'opera abbia rappresentato per oltre un secolo una delle principali direttrici attraverso cui le merci provenienti dall'Oriente hanno raggiunto l'Europa centrale passando proprio per Trieste.
Uno scenario che oggi, secondo il consigliere, risulta profondamente cambiato.
Le crisi internazionali cambiano gli equilibri
Pasino ha spiegato come gli eventi degli ultimi anni abbiano modificato profondamente la situazione.
Prima gli attacchi nel Mar Rosso e successivamente le tensioni e i conflitti nell'area mediorientale hanno reso il passaggio attraverso Suez molto più complesso rispetto al passato.
Di conseguenza numerose compagnie marittime hanno scelto rotte alternative, circumnavigando l'Africa pur di evitare le aree considerate più instabili.
Una trasformazione che, secondo il consigliere comunale, impone anche a Trieste una riflessione sul proprio futuro logistico e commerciale.
Le nuove alternative logistiche
Nel corso dell'intervista Pasino ha citato alcune delle principali alternative oggi oggetto di studio a livello internazionale.
Tra queste ha ricordato il corridoio IMEC, la Development Road destinata a collegare Bassora con Iskenderun e più in generale tutti quei collegamenti multimodali che puntano a ridurre la dipendenza esclusiva dal Canale di Suez.
Secondo il consigliere, si tratta di progetti che potrebbero modificare profondamente gli equilibri del commercio mondiale e che Trieste non può permettersi di osservare passivamente.
Per questo motivo ritiene fondamentale che la città si candidi a svolgere un ruolo centrale nei nuovi corridoi logistici che stanno prendendo forma.
La grande incognita della rotta artica
Tra gli elementi indicati da Pasino emerge anche la prospettiva della futura rotta artica.
Secondo il consigliere, qualora questa soluzione diventasse stabilmente praticabile, potrebbe modificare radicalmente la geografia dei traffici marittimi, collegando direttamente i porti dell'Asia settentrionale con quelli del Nord Europa.
Uno scenario che, nella sua analisi, rischierebbe di ridurre il ruolo strategico dell'intero Mediterraneo e che proprio per questo impone fin d'ora una riflessione sul futuro competitivo di Trieste.
Trieste come porta dell'Europa centrale
Pasino ha ricordato anche il lavoro svolto negli anni da Trieste Summit, associazione impegnata nel promuovere il ruolo della città come principale punto di accesso delle merci dirette verso il cuore dell'Europa.
L'obiettivo, secondo quanto spiegato durante l'intervista, è quello di fare di Trieste il gateway privilegiato per i traffici provenienti dall'India e dall'Estremo Oriente, valorizzando le caratteristiche geografiche e infrastrutturali dello scalo giuliano.
Una prospettiva che, a suo giudizio, richiede un forte coinvolgimento del Governo nazionale e delle istituzioni competenti.
Il ruolo delle istituzioni locali
Pur riconoscendo che il Comune non possieda competenze dirette nella gestione del porto, Pasino ha sostenuto che l'amministrazione cittadina dovrebbe comunque svolgere una funzione di sostegno politico e istituzionale, accompagnando le strategie dell'Autorità di Sistema Portuale e favorendo tutte le iniziative utili alla crescita dello scalo.
Secondo il consigliere, il porto rappresenta infatti un patrimonio dell'intera comunità e la politica locale dovrebbe contribuire a rafforzarne la competitività internazionale.
Una sfida che riguarda l'intera città
Nella visione illustrata da Alberto Pasino, il futuro del porto coincide in larga misura con quello di Trieste.
La città, secondo il consigliere comunale di Punto Franco, dovrà essere capace di leggere i cambiamenti della logistica mondiale, cogliere le opportunità offerte dai nuovi corridoi commerciali e costruire attorno allo scalo un modello di sviluppo che favorisca industria, innovazione, occupazione qualificata e crescita economica.
Per Pasino è proprio questa la sfida decisiva che attende Trieste negli anni a venire e che richiederà una strategia di lungo periodo, capace di andare oltre la gestione ordinaria dell'amministrazione cittadina.
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