Luca Zini sugli eventi gratis: «Se abituiamo il pubblico a non pagare, poi si lamenta per 10 euro»(VIDEO)

Troppi eventi gratuiti possono trasformarsi in un boomerang per chi organizza feste e serate. A sostenerlo è Luca Zini di Mashup, che durante il confronto di Trieste Cafe ha affiancato alla riflessione di Stefano Rebek una vera e propria autocritica rivolta anche al mondo degli organizzatori.
Il problema, secondo Zini, nasce quando il pubblico viene abituato per mesi a partecipare quasi esclusivamente ad appuntamenti senza biglietto e considera poi anomala persino una piccola quota d’ingresso.
«Chi non lavora nell’ambiente non si rende conto»
Zini parte innanzitutto dalla complessità nascosta dietro l’organizzazione di una serata.
«Le persone non si rendono conto, chi non lavora nell’ambiente non si rende conto».
Ma subito dopo evita di scaricare ogni responsabilità sul pubblico.
«Faccio anche un’autocritica, che più che critica verso me stesso è un po’ verso tutte le organizzazioni di eventi in generale».
La riflessione è molto semplice: se l’offerta è quasi sempre gratuita, inevitabilmente il pubblico finirà per considerare la gratuità come lo standard.
«Se noi abituiamo sempre le persone a fare troppi eventi gratuiti, capita che quando lo mettiamo a pagamento succede che si lamentano tutti».
Il passaggio dall’estate all’inverno
Zini racconta di vivere direttamente questa dinamica ogni anno quando termina la stagione estiva e riparte quella al chiuso.
Ha citato l’esempio del DOM, dove Mashup prevede di tornare con gli appuntamenti del sabato.
«I primi sabati, le persone che sono abituate per i tre mesi magari a fare tanti eventi gratuiti come i nostri, cominciano subito a rompere le scatole».
E il prezzo, sottolinea, non è particolarmente elevato.
«Stiamo parlando di 10 euro di entrata, quindi non stiamo parlando di migliaia di euro».
Cambiare la percezione del pubblico
Il nodo, per Zini, è soprattutto psicologico.
«Dobbiamo anche noi cominciare a essere un po’ più su questa cosa, perché sennò le persone che seguono i nostri eventi sono abituate a magari nove eventi su dieci gratuiti, appena arriva quello uno su dieci pagante cominciano a rompere le scatole».
Non si tratta quindi semplicemente di aumentare i prezzi, ma di riequilibrare l’offerta affinché il pubblico torni ad attribuire un valore economico all’esperienza proposta.
Una riflessione particolarmente significativa perché arriva direttamente da un organizzatore che durante l’estate propone numerosi appuntamenti gratuiti e riconosce apertamente la necessità di interrogarsi sugli effetti di questa formula.
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