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Politica

Trieste, Marega lancia l'allarme: “Salari bassi e lavoro precario, serve qualità occupazionale” (VIDEO)

Luca Marsi·
Trieste, Marega lancia l'allarme: “Salari bassi e lavoro precario, serve qualità occupazionale” (VIDEO)

Il lavoro cresce, ma non sempre migliora. È questa la riflessione proposta dal segretario provinciale della CGIL Trieste, Massimo Marega, intervenendo nel corso della trasmissione "Un Capo in B". Un'analisi che parte dalla realtà economica del territorio e arriva fino alle grandi questioni che interessano il mercato del lavoro contemporaneo: salari, precarietà, contratti a termine e perdita del potere d'acquisto.

Secondo Marega, Trieste continua a presentare una struttura economica molto articolata, composta da settori diversi tra loro che convivono e contribuiscono allo sviluppo complessivo della città. Una caratteristica che rappresenta una ricchezza ma che richiede anche una particolare attenzione nell'individuazione delle criticità e delle prospettive future.

I settori che trainano l'economia

Nel quadro delineato dal segretario della CGIL trovano spazio il sistema bancario e assicurativo, la logistica collegata al porto e tutto il comparto che ruota attorno al turismo, alla ristorazione e all'accoglienza. Settori che negli ultimi anni hanno registrato sviluppi significativi e che stanno contribuendo a modificare il volto economico della città.

Il turismo, in particolare, viene indicato come uno dei fenomeni più evidenti degli ultimi anni, con una crescita che ha inciso profondamente sulle dinamiche urbane e sulle attività economiche del territorio. Una trasformazione che però, secondo Marega, deve essere accompagnata da una riflessione più ampia sulla qualità dell'occupazione prodotta.

La crisi della manifattura

Tra le principali preoccupazioni della CGIL emerge la situazione della manifattura e dell'industria. Marega ha evidenziato come Trieste registri dati che la collocano in posizione di difficoltà rispetto ad altri territori regionali e nazionali per quanto riguarda il contributo prodotto dal comparto industriale.

Per il sindacato si tratta di un elemento strategico, perché la manifattura continua a rappresentare un settore capace di generare ricadute economiche importanti anche per altre attività produttive. La perdita di peso dell'industria viene quindi considerata una criticità da affrontare attraverso politiche di sviluppo e di rilancio.

La crescita occupazionale non basta

L'aspetto che preoccupa maggiormente riguarda però la qualità dei rapporti di lavoro. Marega riconosce che alcuni dati occupazionali risultano positivi, ma sottolinea come dietro questi numeri si nascondano spesso situazioni caratterizzate da precarietà e bassa retribuzione.

Part time, contratti a tempo determinato e rapporti di lavoro definiti "non standard" rappresentano una componente significativa di diversi comparti economici. Una situazione che, secondo il segretario provinciale della CGIL, merita attenzione perché incide direttamente sulla qualità della vita delle persone.

Il tema dei salari

Uno dei passaggi più significativi dell'intervento riguarda il livello delle retribuzioni. Marega ha evidenziato come in alcuni settori siano presenti salari medi particolarmente bassi, influenzati sia dal numero di settimane lavorate sia dalle caratteristiche contrattuali applicate.

Secondo la riflessione proposta dal sindacato, il tema centrale non è soltanto avere un impiego, ma poter contare su un lavoro che garantisca condizioni economiche adeguate. Una questione che coinvolge non soltanto il reddito individuale ma anche la valorizzazione delle competenze professionali e la capacità delle imprese di attrarre e mantenere personale qualificato.

La ricerca di personale e il nodo delle condizioni lavorative

Marega ha ricordato come molte associazioni datoriali segnalino difficoltà nel reperire lavoratori in alcuni comparti. Un fenomeno che, secondo la CGIL, dovrebbe essere analizzato anche alla luce delle condizioni economiche e contrattuali offerte.

Per il sindacato il confronto tra rappresentanze dei lavoratori e associazioni delle imprese dovrebbe partire proprio da questo punto: comprendere come migliorare la qualità dell'occupazione e rendere più attrattivi determinati settori attraverso salari e condizioni di lavoro più adeguati.

Una sfida che riguarda il futuro della città

L'analisi proposta da Marega si inserisce all'interno di una riflessione più ampia sul futuro economico di Trieste. Una città che continua a trasformarsi e che deve trovare un equilibrio tra sviluppo turistico, servizi, logistica e attività produttive.

Per la CGIL la sfida dei prossimi anni sarà proprio quella di coniugare crescita economica e qualità del lavoro, evitando che l'aumento dell'occupazione si traduca in una diffusione di rapporti lavorativi caratterizzati da instabilità e basse retribuzioni. Un tema destinato a rimanere centrale nel dibattito pubblico e sindacale del territorio.

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