sabato 29 agosto 2026
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Politica

Suicidi e disagio giovanile, Menis: “Non possiamo restare in silenzio, serve una riflessione urgente”

Luca Marsi·
Suicidi e disagio giovanile, Menis: “Non possiamo restare in silenzio, serve una riflessione urgente”

Tre vicende recenti, diverse ma accomunate da un profondo disagio, riaccendono il dibattito sul tema della salute mentale e della solitudine, soprattutto tra i più giovani.

A intervenire è il coordinatore provinciale del Movimento 5 Stelle, Paolo Menis, che invita a una riflessione seria e non più rinviabile.

Tre episodi che interrogano la comunità

Menis richiama tre casi che hanno colpito il territorio: quello di marzo, con un giovane di 25 anni che ha perso la vita sui binari della stazione di Monfalcone, quello di pochi giorni fa di una ragazza della stessa età morta all’interno del Centro di salute mentale di via Gambini e, ancora, il caso della giovane trovata senza vita lo scorso agosto nei pressi di Monte Grisa.

“Tre vicende diverse, ma unite da un filo comune che ci impone una riflessione profonda”, sottolinea.

“Il silenzio mediatico non può diventare silenzio sociale”

Menis evidenzia come il tema venga spesso trattato con cautela, anche per ragioni deontologiche, ma invita a non trasformare questo approccio in un’assenza di confronto pubblico.

“Questo silenzio necessario sul piano mediatico non può tradursi in un silenzio sociale e politico”, afferma.

Solitudine e cambiamenti sociali

Nel suo intervento, il coordinatore M5S punta l’attenzione su una trasformazione sociale sempre più evidente: una società sempre più connessa ma sempre meno capace di creare relazioni profonde.

“Parliamo meno, condividiamo meno, facciamo fatica ad ascoltare e a raccontare il dolore”, osserva, evidenziando il rischio di un isolamento diffuso che può aggravare le situazioni di fragilità.

Sanità territoriale sotto pressione

Accanto al tema sociale, Menis evidenzia anche le difficoltà del sistema sanitario territoriale. In particolare, segnala carenze di personale nei Centri di salute mentale, con operatori sottoposti a carichi di lavoro elevati e una ridotta capacità di seguire in modo continuativo tutti i pazienti.

Tra le criticità citate anche la chiusura di servizi considerati importanti per i giovani, come i consultori.

“Serve rafforzare i servizi e intervenire prima”

Secondo Menis, è necessario ripensare gli strumenti di prevenzione, andando oltre misure come il bonus psicologo.

L’idea proposta è quella di una figura pubblica di riferimento facilmente accessibile, simile al medico di famiglia, a cui rivolgersi anche nelle fasi iniziali del disagio.

Un tema che riguarda tutti

“Non esiste una soluzione semplice”, conclude Menis, “ma esiste una responsabilità collettiva: quella di non voltarsi dall’altra parte”.

Un appello che richiama l’attenzione su un tema che non riguarda solo chi vive una situazione di difficoltà, ma l’intera comunità e il futuro delle nuove generazioni.

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