Richiedenti asilo e sgomberi, ICS contro istituzioni: “Persone costrette nei ruderi per colpa del sistema”

Duro intervento di ICS dopo l’operazione di sgombero condotta il 21 maggio 2026 nell’area del Porto Vecchio di Trieste, dove nelle scorse ore erano stati trasferiti decine di richiedenti asilo presenti all’interno del Magazzino 19 e di altre strutture abbandonate.
In un comunicato diffuso nelle ultime ore, ICS critica pesantemente le modalità dell’intervento, sostenendo che l’operazione si sia svolta “senza alcun coinvolgimento delle associazioni e degli enti che quotidianamente operano a supporto delle persone in strada”.
Secondo l’associazione, si tratterebbe di “operazioni di polizia tanto scenografiche quanto costose”, definite inutili anche dal punto di vista organizzativo.
ICS sostiene infatti che, in caso di trasferimenti numerosi, sarebbe sufficiente convocare le persone “in modo ordinato, in un luogo e a un orario prestabiliti”, coinvolgendo direttamente le realtà associative presenti sul territorio.
Nel documento, l’associazione torna inoltre ad accusare le istituzioni di mantenere da anni una gestione inefficace delle domande d’asilo a Trieste.
Secondo ICS, la Questura non avrebbe adottato modalità organizzative in grado di garantire la registrazione tempestiva delle richieste di protezione internazionale entro i tempi previsti dalla legge, indicando attese che arriverebbero “intorno a un mese”.
Durante questo periodo, sempre secondo quanto sostenuto dall’associazione, non verrebbero attivate misure immediate di accoglienza da parte della Prefettura, lasciando così molte persone senza sistemazioni adeguate.
ICS denuncia inoltre un numero ritenuto insufficiente di trasferimenti settimanali verso altre zone d’Italia, situazione che contribuirebbe a creare “un effetto imbuto strutturale”.
Per l’associazione sarebbe proprio questa situazione a spingere molti migranti a rifugiarsi negli edifici abbandonati e nelle strutture fatiscenti del Porto Vecchio.
Nel comunicato vengono rivolte critiche anche al Comune di Trieste, accusato da ICS di non collaborare nella gestione del fenomeno e di alimentare “una propaganda xenofoba” che aumenterebbe il clima di allarme sociale in città.
L’associazione conclude chiedendo a Questura, Prefettura e Comune di “tornare a svolgere i propri ruoli con senso di responsabilità”, abbassando i toni del dibattito e aprendo un confronto stabile con le realtà del Terzo Settore impegnate quotidianamente sul territorio.
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