"Il silos della vergogna, i migranti abbandonati, la piazza del Mondo"

Quello che tutti conoscono come il 'Silos' è a due passi dalla stazione dei treni di Trieste, dove ogni giorno transitano moltissimi turisti: è un luogo fatiscente, senza pavimentazione, tetto e servizi igienici occupato da centinaia di migranti in attesa di ricevere lo status di rifugiati. Centinaia di persone che fuggono da una situazione disperata in Siria e Afghanistan e che vivono nella fanghiglia, nella sporcizia e tra i topi perché non hanno trovato posto all'interno del sistema di accoglienza, dopo aver superato mesi difficilissimi lungo la rotta balcanica. Questa luogo, in cui si sta compiendo secondo il teologo mons. Ettore Malnati un "gravissimo attentato verso la dignità dell'uomo" è un enorme edificio abbandonato del Porto Vecchio di Trieste di 290 metri di lunghezza, costruito a metà '800 per lo stoccaggio di cereali che fu già adibito per l'esodo istriano-dalmata dopo la seconda guerra mondiale a riparo temporaneo per migliaia di rifugiati, alcuni esuli ci vissero per anni. Ed è lì dentro che i migranti, dice ancora Malnati, "vivono in condizioni sub-umane". La struttura anima da anni il dibattito pubblico della città. Associazioni di volontariato come Linea d'Ombra e Consorzio italiano solidarietà (Ics) si prendono cura dei richiedenti asilo, dando loro un pasto caldo, medicando i piedi martoriati dalle centinaia di chilometri percorsi, indirizzandoli verso un luogo dove lavarsi e impartendo lezioni di italiano. Sabato scorso Linea d'Ombra ha organizzato una festa al Silos con cibo preparato dai migranti, lezioni di urdu, pashto e bengali, e balli, con un centinaio di cittadini. "Khandwala welcomes Trieste" il nome dell'iniziativa, un invito alla cittadinanza a entrare nella "casa rotta, in rovina" ('khandwala'in pashto) dove vivono. Per il presidente di Ics Gianfranco Schiavone la situazione di emergenza è "fabbricata" e "il numero degli arrivi a Trieste è modestissimo" ma ci sono "disfunzioni amministrative inaccettabili". Lo "Stato non può dire che non riesce a sistemare 4 persone al giorno". Ma il dibattito è aperto e a tratti aspro. Nei giorni scorsi Domenico Costa del CdA di Coop Alleanza 3.0, proprietaria dell'immobile ha detto di aver "chiesto alle istituzioni di prendersi le loro responsabilità sul Silos": "tutti gli atti che Coop Alleanza 3.0 ha effettuato nelle ultime settimane e mesi sono stati finalizzati alla tutela dei migranti e al sollecitare una risposta che la legge affida alle pubbliche istituzioni". Il "Silos è una struttura enorme, fatiscente e vincolata" che Coop sta cercando di vendere "per restituirla alla città". Ribatte l'assessore regionale alla Sicurezza Pierpaolo Roberti: "E' una situazione di cui non siamo minimamente responsabili, anzi, c'è piena volontà di voler rilanciare quell'area. Fosse pubblica potremmo intervenire, purtroppo è di un privato che in questi anni non ha fatto niente; usa la situazione per fini politici". (ANSA). YVP-DO
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