Ramazzina su movida in centro: «Chi viene ad abitare qui deve mettere in conto pro e contro» (VIDEO)

Vivere nel centro di una città turistica significa accettare anche una maggiore presenza di locali, persone e vita serale? Oppure il diritto al riposo dei residenti deve rimanere prioritario indipendentemente dal luogo nel quale si abita?
Il delicato equilibrio tra movida e residenti è entrato al centro della diretta di Trieste Cafe “Movida, eventi e... sicurezza”, con un intervento particolarmente articolato di Riki Ramazzina.
L'imprenditore ha ribadito il rispetto per il diritto al riposo, ma ha contemporaneamente sostenuto che chi sceglie oggi di trasferirsi nel cuore della vita cittadina dovrebbe essere consapevole anche delle caratteristiche di una città che punta sul turismo e sulla frequentazione del centro.
Ramazzina: «Ho rispetto di chiunque, del riposo»
Il punto di partenza di Ramazzina è stato chiaro: «Io ho rispetto di chiunque, del riposo».
Da questa premessa, però, l'imprenditore ha sviluppato una distinzione.
Trieste, nella sua lettura, sta attraversando una fase di forte trasformazione legata anche alla crescita della propria dimensione turistica. Chi decide oggi di vivere nel cuore del centro dovrebbe quindi considerare contemporaneamente vantaggi e svantaggi di quella scelta.
«Uno che va ad abitare nel clou del centro cittadino, secondo me dovrebbe mettere in conto che ci sono i pro e i contro», ha affermato.
Da una parte le comodità offerte dal centro, dall'altra una vita serale inevitabilmente più intensa.
Il caso diverso dei residenti storici
Ramazzina ha però immediatamente precisato che la propria posizione cambia davanti a chi abita da decenni nella stessa zona e ha assistito nel tempo alla trasformazione del quartiere.
«È chiaro che non posso contrastare contro la persona che da cinquant'anni abita e si è vista la città trasformare sotto gli occhi e dalla sua pace è diventata un po' troppo caotica», ha spiegato.
Per queste persone, ha aggiunto, «ho pieno rispetto di quella posizione».
Una distinzione significativa perché evita di ridurre il confronto alla contrapposizione secca tra chi vuole divertirsi e chi vuole dormire.
«Le realtà nuove devono mettere in conto ciò che sta attorno»
Diverso, secondo Ramazzina, il discorso per chi compie oggi la scelta di investire o trasferirsi in pieno centro.
«Le realtà nuove che vanno ad investire per vivere in un centro di città come Trieste devono mettere in conto» le caratteristiche della zona, ha spiegato.
Il concetto centrale utilizzato dall'imprenditore è quello della convivenza.
Secondo Ramazzina, servirebbe «la mentalità di una convivenza con tutto quello che sta attorno a una città turistica».
Max De Palma, chiamato direttamente a pronunciarsi sulla posizione del collega, si è detto d'accordo.
Rebek e il problema dell'impatto acustico
Poco prima Stefano Rebek aveva affrontato lo stesso tema da un'altra prospettiva, quella della musica dal vivo.
Secondo l'opinionista, un concerto live presenta un impatto acustico molto differente rispetto ad altre forme di intrattenimento.
«La musica dal vivo ha un impatto acustico completamente diverso», ha osservato, ricordando quanto possano incidere strumenti come basso e batteria.
Proprio questo renderebbe più difficile per i locali investire sul live, soprattutto in zone nelle quali abitazioni e attività convivono a pochi metri di distanza.
Il rischio per chi investe
Rebek ha affrontato anche il problema dal punto di vista dell'imprenditore.
«Se io dovessi avere un locale e dovessi investire in una musica live, ho il rischio secondo me del 70% che mi interrompono la serata ancora prima di iniziare o nei primi dieci minuti», ha affermato.
Si tratta esplicitamente di una sua stima personale, ma serve a descrivere la percezione di rischio che, secondo Rebek, accompagna chi vorrebbe proporre musica dal vivo.
Mauro Manni ha collegato questa difficoltà al concetto di tolleranza, ricordando come la musica live rappresenti oggi una forma di divertimento con meno sbocchi rispetto al passato.
De Palma: «Per uno pagano tutti»
Sul rispetto delle regole è intervenuto anche Max De Palma.
L'organizzatore ha criticato quei locali che, a suo giudizio, gestiscono musica e amplificazione senza la necessaria attenzione.
«Non rispettano neanche la fonometria, aprono a tutta forza, microfono a tutta forza», ha sostenuto.
E il rischio, secondo De Palma, è che i comportamenti scorretti di pochi finiscano per danneggiare l'intero settore: «Dopo alla fine, per uno pagano tutti».
Una considerazione che introduce un altro elemento nel dibattito. La convivenza non dipende soltanto dalla tolleranza dei residenti, ma anche dalla responsabilità degli organizzatori e dei gestori.
Una convivenza ancora tutta da costruire
Dal confronto emerge così un equilibrio delicatissimo.
Il diritto al riposo non viene messo in discussione dagli ospiti, ma allo stesso tempo viene posta una domanda sulla vocazione di una città turistica: quanto spazio deve essere lasciato alla vita serale e quanto possono adattarsi le diverse esigenze?
Ramazzina chiede maggiore consapevolezza a chi sceglie oggi di vivere nel cuore della città, distinguendo questa situazione da quella dei residenti storici. Rebek mette in evidenza le difficoltà concrete di organizzare musica dal vivo. De Palma richiama invece gli operatori al rispetto rigoroso delle regole.
Tre facce dello stesso problema: fare vivere Trieste anche di sera senza trasformare la movida in una guerra permanente tra locali e residenti.
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