Piazza Libertà, Giorgi: «Servizi in posti diversi». Sclip: «Le istituzioni devono farsi carico» (VIDEO)

Su piazza Libertà emerge una convergenza: servono spazi adeguati per l’accoglienza e una risposta strutturale delle istituzioni. Su Porto Vecchio, invece, il confronto si accende sulle scelte di sviluppo, sulle opportunità di lavoro e sul ruolo dei privati. Sono i due temi centrali della diretta di Trieste Cafe condotta da Luca Marsi, che mercoledì 21 ottobre ha ospitato i consiglieri comunali Lorenzo Giorgi, Forza Italia, e Giorgio Sclip, Punto Franco.
In chiusura, spazio anche alle comunali: tra battute e valutazioni politiche, Sclip indica Alessia Rosolen come possibile candidata del centrodestra, mentre Giorgi ragiona sulle disponibilità di Francesco Russo e Mitja Gialuz nel centrosinistra.
Piazza Libertà, Giorgi: «Una piazza riconsegnata all’uso di tutti»
Il confronto parte dalle restrizioni alle attività di assistenza ai migranti e dalla domanda sulla loro efficacia: aumentano la sicurezza oppure spostano il problema?
Giorgi racconta di essere andato personalmente in piazza la mattina precedente e dà una valutazione positiva della situazione osservata: «Ho visto una piazza che è stata riconsegnata all’uso di tutti i triestini, di tutti i turisti e di tutte le persone che abitano la nostra città».
Il consigliere di Forza Italia riconosce però che il problema resta e richiede un’altra organizzazione. La sua proposta è individuare spazi vicini al confine o lungo i percorsi della rotta balcanica, recuperando, dove possibile, ex caserme inutilizzate oppure ricorrendo a strutture provvisorie.
L’obiettivo indicato è duplice: offrire servizi alle persone in transito e rendere più semplice la gestione da parte delle forze dell’ordine.
«Non è che puoi mettere adesso cinquanta bagni chimici in piazza Libertà», osserva Giorgi, insistendo sulla necessità di utilizzare luoghi differenti.
Sclip: «Il problema non può essere nascosto, deve essere gestito»
La risposta di Sclip parte da un riconoscimento al collega: «È un piacere intanto sentire quello che ha detto Lorenzo Giorgi», afferma, apprezzandone il tono pacato e distinguendolo da altre posizioni presenti nel dibattito cittadino.
«Il problema, come ha detto lui, c’è e non può essere nascosto. Questo è il punto di partenza, deve essere gestito».
Da qui, però, il consigliere di Punto Franco sviluppa una critica alla politica cittadina degli ultimi anni, che a suo giudizio non avrebbe creato condizioni sufficienti per un’accoglienza dignitosa.
Sclip ricorda un sopralluogo compiuto insieme a Giorgi nell’area dell’ex mercato di via Gioia, citata come possibile soluzione, e richiama anche l’ipotesi di una caserma a Borgo Grotta Gigante. Si tratta di luoghi da valutare, nella sua proposta, per creare condizioni adeguate di ospitalità.
Il consigliere riconosce anche le preoccupazioni di chi attraversa la piazza: gli episodi verificatisi, osserva, hanno alimentato una percezione di insicurezza che una città come Trieste deve affrontare.
Il botta e risposta su accoglienza e responsabilità
Giorgi ribadisce le proprie perplessità sulla soluzione di via Gioia: a suo avviso avrebbe comportato problemi senza allontanare significativamente la concentrazione delle persone dalla zona.
Sottolinea inoltre che l’individuazione di una risposta non compete soltanto all’amministrazione comunale, ma coinvolge gli altri organismi responsabili della gestione del fenomeno.
Il punto sul quale torna è la continuità degli arrivi: una situazione che, nelle sue parole, non può più essere considerata soltanto emergenziale, perché è diventata quotidiana.
Sclip concorda sulla natura strutturale del problema e insiste sul ruolo pubblico: «È assurdo contare sull’assistenza soltanto di associazioni di volontariato di vario tipo. Non va bene».
«Le istituzioni devono farsi carico di cose sostanziali, come ad esempio la struttura dove ospitare queste persone», aggiunge. Il volontariato, nella sua visione, resta una risorsa da ringraziare e coinvolgere, ma all’interno di un’organizzazione condivisa con le istituzioni.
Porto Vecchio, Sclip contesta il modello di sviluppo
Il confronto cambia tono quando si passa al futuro di Porto Vecchio.
Sclip ricorda che il suo gruppo non ha sostenuto la proposta presentata e critica quello che descrive come un peso eccessivo della componente residenziale. Durante la diretta richiama una quota del 70% dedicata alla residenzialità, dato citato a sostegno della propria valutazione politica.
La sua obiezione riguarda soprattutto le prospettive occupazionali. Secondo Sclip, puntare su ricettività e ristorazione rischia di offrire ai giovani, semplifica, soprattutto la possibilità di fare «i camerieri e i lavapiatti».
Per Punto Franco, un’area di quelle dimensioni dovrebbe invece rafforzare il rapporto tra ricerca scientifica e lavoro. Sclip propone spazi per istituzioni scientifiche, attività museali collegate alla ricerca, coworking e una foresteria capace di accogliere ricercatori internazionali.
«Bisognava puntare molto di più su attività e spazi che possano dare un futuro diverso alla città», sostiene.
Giorgi: «È necessario l’intervento dei privati»
Giorgi risponde ripercorrendo il lavoro svolto quando era assessore al Patrimonio e il passaggio di Porto Vecchio nel patrimonio comunale.
«Questa area, che per anni era abbandonata, è stata restituita alla città», rivendica.
Ricorda poi la complessità della riqualificazione, a partire dalla mancanza delle infrastrutture essenziali: fognature, sottoservizi, illuminazione e collegamenti interni. Interventi preliminari che, sottolinea, richiedono investimenti importanti prima ancora del recupero degli edifici.
Sul progetto, Giorgi lascia aperto uno spazio di evoluzione: «Può essere migliorato». Nella sua ricostruzione, la futura gara consentirà ad altri soggetti di presentare proposte nel quadro previsto dalla procedura.
Il consigliere non indica però una scadenza: «Le tempistiche non sono chiarissime».
Resta netta la sua posizione sul finanziamento dell’operazione: l’intervento privato è indispensabile. Affidare l’intera trasformazione alle sole risorse pubbliche, sostiene, comporterebbe tempi incompatibili con le esigenze della città.
Sclip: «Lo strumento va bene, i paletti dovevano essere diversi»
Sclip chiarisce che la propria contrarietà non riguarda il ricorso al project financing.
«Sono anche d’accordo che il project financing è lo strumento certamente imprescindibile per un’opera di questo tipo», afferma. «Però quello a cui mi riferivo io era il fatto che i paletti che doveva mettere l’amministrazione potevano e dovevano essere diversi».
La distanza tra i due consiglieri riguarda quindi soprattutto gli obiettivi da assegnare alla trasformazione.
Sclip richiama inoltre difficoltà nei cantieri e complicazioni procedurali che, nella sua valutazione, rendono incerto il percorso. Riconosce comunque l’utilità delle opere infrastrutturali già realizzate, definendole necessarie per qualsiasi sviluppo futuro dell’area.
Giorgi raccoglie il tema dell’incertezza e allarga il discorso alle difficoltà di chi investe in Italia: cambiamenti delle regole durante i procedimenti e complessità burocratiche, sostiene, possono scoraggiare le imprese.
DI SEGUITO IL VIDEO
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