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Politica

"No respingimenti dei migranti ai confini, si accoglienza", venerdì sit-in in piazza Goldoni

Luca Marsi·
Venerdì 8 gennaio 2021 in piazza Goldoni alle 17.30 sit-in "Respingiamo la violenza dei confini!"
 
Di seguito il comunicato del comitato promotore
 
Respingiamo la violenza dei confini!
 
Contro pushback e violenza dell'UE e della polizia
Trieste è una città di confine, alcuni la chiamano “Lampedusa del nord”. Trieste è infatti la porta d’entrata della rotta dei Balcani, come Lampedusa è la porta d’entrata della Rotta del Mediterraneo centrale. A Trieste si arriva a piedi, a Lampedusa in nave o in gommone.
Lungo la rotta balcanica chi migra si trova a superare vari confini, prima di poter entrare nell'Area Schengen dove, almeno formalmente, vige la "libera circolazione". Teoricamente tale area è delimitata dal confine che separa la Slovenia dalla Croazia, ma ormai da anni l'Unione Europea ha delegato alla Croazia il "lavoro sporco" di fermare le persone che tentano di entrare nella UE, respingendole nei paesi che si trovano ancora più a sud, Bosnia e Serbia.
Come documentato nelle 1500 testimonianze raccolte fin dal 2018 dalla rete borderviolence.eu e pubblicate in "black book of push backs I e II", le persone vengono fermate, maltrattate violentemente dalla Polizia croata e da Frontex e ricacciate oltre confine.
Però, per chi migra, anche superare il confine sud della Croazia non significa essere finalmente al sicuro: da due anni la Slovenia, quando rintraccia queste persone, le consegna in poco tempo alla polizia croata che a sua volta le deporta al confine.
Da maggio di quest’anno si è inserita in questo meccanismo anche l'Italia: ciò che qui chiamano “riammissioni informali in Slovenia” non sono altro che il primo anello di questa catena. Tra gennaio e metà novembre 2020, la polizia di frontiera di Trieste e Gorizia ha “riammesso” 1240 persone (+420% rispetto al 2019).
In Bosnia, destinazione ultima di queste "riammissioni", da alcuni anni si è creato un collo di bottiglia. Vi si trovano persone soprattutto giovanissime, che solitamente sono in viaggio da anni e non hanno alcun interesse a fermarsi in Italia ma vogliono arrivare ai Paesi del nord. Quando arrivano a Trieste, stremati dai 15-20 giorni di fughe, cammino e stenti, ricevono una cura informale in piazza Libertà (di fronte alla stazione) dalle attiviste dei gruppi Linea d'Ombra e Strada si.Cura.
I respingimenti sono contrari alle leggi sull’immigrazione dell’UE e nonostante questa ne neghi pubblicamente l’esistenza li finanzia in vario modo.
Il 23 dicembre il campo di Lipa, vicino a Bihać, al confine nordoccidentale della Bosnia Erzegovina, è andato a fuoco. Da allora, i giornali italiani hanno cominciato a raccontare che in Bosnia è in atto una crisi umanitaria, come le attiviste e gli attivisti sul posto e al di qua del confine dicevano da anni.
Quella che viene chiamata in questi giorni “crisi umanitaria” sulla stampa italiana è una situazione di violenza sistemica che non si limita al freddo intollerabile di questi giorni al confine bosniaco ma si estende alla gestione da parte dell’Oim (l'ente Europeo gestore dei campi) dei grandi campi bosniaci, alle violenze sistematiche della polizia croata, alla catena dei respingimenti che arriva fino a Trieste, al razzismo fuori e dentro i confini dell’Unione Europea.
La dirigenza della questura di Trieste dal 30 dicembre è passata nelle mani di Irene Tittioni, esperta di pattugliamenti congiunti dei confini interessati da migrazioni.
Questa notizia ci mette in allerta, ci chiediamo cosa significhi essere esperti nel gestire in nome dello Stato fenomeni migratori clandestini creati da quelle stesse leggi che non forniscono visti, che permettono di entrare in Italia solo attraverso una migrazione pericolosa e chiedendo l’asilo politico, che rinnegano la maggior parte delle richieste d’asilo, che collaborano con e nascondono i respingimenti violenti e illegali.
Di fronte a tutto questo l'8 gennaio 2021 alle 17:30 saremo in piazza Goldoni a Trieste davanti al Consolato croato per denunciare pubblicamente le sanguinarie politiche europee in merito alla protezione dei confini. Ci saranno materiali informativi sui respingimenti, riflessioni e interventi con testimonianze delle attivist* che operano in Piazza della Libertà in Bosnia e Croazia.

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