martedì 25 agosto 2026
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Martini (Civica Idea Giuliana): "Una città che non parla ai giovani è una città che invecchia due volte"

redazione·
Martini (Civica Idea Giuliana): "Una città che non parla ai giovani è una città che invecchia due volte"

Il consigliere comunale sostiene la proposta di Dipiazza per nuovi spazi di aggregazione: «I ragazzi non sono un problema da contenere, ma una parte della città da coinvolgere. Divertimento, sicurezza e responsabilità possono stare insieme». Parte da qui Mirko Martini, consigliere comunale di Civica Idea Giuliana, intervenendo nel dibattito aperto dal sindaco Roberto Dipiazza sulla possibilità di realizzare nel Porto Vecchio un nuovo grande spazio dedicato alla vita notturna e all'aggregazione. «La proposta del Sindaco mi trova favorevole perché pone finalmente una questione che considero politica prima ancora che generazionale: che cosa offre Trieste ai suoi ragazzi quando finiscono di studiare o di lavorare? Dove possono incontrarsi? Dove possono ascoltare musica, ballare, conoscere persone e semplicemente divertirsi? I giovani vogliono divertirsi. È normale. Il punto è permettere loro di farlo bene, in sicurezza e responsabilmente». Martini insiste da tempo sulla necessità di leggere le politiche giovanili in maniera più ampia. Non soltanto studio e lavoro, dunque, ma anche cultura, sport, socialità, innovazione e vita della città.

«A volte commettiamo un errore: parliamo dei giovani soprattutto quando diventano un problema. Quando fanno rumore, quando occupano una piazza, quando qualcosa non funziona. Poi ci stupiamo se pensano che la politica non parli la loro lingua. Io credo esattamente il contrario: bisogna occuparsi di loro prima». E qui entra anche il tema, molto discusso, dei cosiddetti “maranza” e di alcune forme di degrado urbano. «Le regole devono esserci e devono essere rispettate. Su questo non può esserci ambiguità. Ma sicurezza significa anche prevenire. Se lasciamo come unica alternativa la strada, non possiamo poi indignarci perché la strada diventa il luogo di ogni forma di aggregazione. Creare spazi organizzati, accessibili e sicuri significa offrire un'alternativa al bivacco, al vandalismo e a quelle dinamiche di gruppo che possono trasformarsi in degrado. Una politica giovanile intelligente non aspetta il problema per reprimerlo: prova a evitare che nasca».

Per Martini, l'ipotesi del Porto Vecchio ha inoltre un valore che supera la realizzazione di una discoteca. «Stiamo costruendo un nuovo pezzo di Trieste. Possiamo riempirlo di edifici bellissimi, uffici, attività economiche, cultura e turismo. Ma una città non vive soltanto perché sono stati restaurati i muri. Vive quando dentro e attorno a quei muri ci sono persone. E soprattutto quando ci sono giovani». Il consigliere richiama quanto fatto dall'Amministrazione negli ultimi anni attraverso grandi eventi, concerti, manifestazioni e mostre, che hanno contribuito a cambiare l'offerta culturale e di intrattenimento cittadina. «È una strada che va continuata. Trieste deve essere una città nella quale valga la pena studiare e lavorare, ma anche una città nella quale valga la pena avere vent'anni. Le due cose non sono in contraddizione».

Martini rivendica quindi una politica generazionale che non abbia paura di parlare anche di divertimento. «Non sono più un ventenne e proprio per questo credo di appartenere a una generazione che può fare da ponte: abbastanza vicina ai ragazzi per comprenderne linguaggi, aspettative e difficoltà, ma con la responsabilità istituzionale necessaria per trasformare quelle richieste in proposte. È questo il lavoro che voglio continuare a fare in Consiglio comunale». E conclude con una considerazione che riporta il dibattito al futuro della città: «Possiamo discutere per mesi su come trattenere i giovani a Trieste. Ma prima dovremmo porci una domanda molto semplice: abbiamo costruito una città nella quale un giovane abbia voglia di restare? Le politiche giovanili cominciano esattamente da lì».

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