Confini. Capozzi (M5s): "Sicurezza non passa dallo stop a Schengen"

"Le dichiarazioni del sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, sono, almeno per una volta, stranamente condivisibili. È infatti estremamente significativo il fatto che, proprio da un esponente della Destra, arrivi finalmente il riconoscimento di una realtà che il Movimento 5 Stelle denuncia da tempo: la sospensione di Schengen non rappresenta una risposta efficace alle esigenze di sicurezza ma, al contrario, rischia di costituire soprattutto uno strumento di propaganda e di consenso elettorale". Lo rimarca, affidando il suo pensiero a una nota stampa, la consigliera regionale Rosaria Capozzi (Movimento 5 Stelle) che prende la parola in seguito alle dichiarazioni tematiche del primo cittadino del capoluogo regionale. "Il punto politico, tuttavia, è ancora più evidente: queste politiche sembrano servire soprattutto a tenere in vita un mantra della Destra - aggiunge l'esponente pentastellata - che mostra, ormai, tutte le sue debolezze. Ossia, quello che lega indissolubilmente sicurezza e immigrazione. Un binomio ripetuto come una formula elettorale, attraverso il quale si pretende di far credere che più controlli ai confini e più restrizioni alla libera circolazione significhino automaticamente maggiore sicurezza. Nella realtà, però, non è così".
"La sicurezza dei cittadini - prosegue la consigliera - costituisce una priorità assoluta e non può essere certamente ridotta a slogan, annunci o operazioni mediatiche. Se una misura non produce risultati concreti, ma genera invece disagi quotidiani, costi e impiego di risorse pubbliche, allora è doveroso interrogarsi sulla sua reale utilità". "La sospensione, di fatto, di alcuni principi fondamentali dell'area Schengen viene giustificata dall'Esecutivo - precisa Capozzi - con esigenze di contrasto all'immigrazione irregolare e alla minaccia terroristica. È perciò più che lecito chiedersi quali risultati concreti abbiano prodotto questi controlli e quale sia il loro effettivo rapporto tra costi e benefici. Soprattutto quando rischiano di sottrarre risorse e personale delle forze dell'ordine al presidio ordinario del territorio. Il problema è che si continua a confondere la percezione della sicurezza con la sicurezza reale. E, mantenere artificialmente questo binomio tra immigrazione e sicurezza, consente di alimentare paure e di trasformarle in consenso politico, anche quando le misure adottate non offrono risposte adeguate ai problemi che dichiarano di voler affrontare".
"A pagare il prezzo più alto - sottolinea la rappresentante del M5S - sono soprattutto i cittadini e le comunità di confine. In Friuli Venezia Giulia, migliaia di lavoratori transfrontalieri sono costretti quotidianamente a fare i conti con rallentamenti, code e disagi negli spostamenti verso il proprio posto di lavoro con serie conseguenze sulla qualità della vita e sull'economia dei territori. Se, oggi, anche esponenti della Destra iniziano a riconoscere che la sospensione di Schengen non è la soluzione, allora sarebbe il momento di trarre una conclusione politica chiara: non si può continuare a utilizzare i confini come palcoscenico per alimentare un racconto elettorale ormai logoro". "La sicurezza - ribadisce ancora Capozzi - non si garantisce creando disagi alle persone che attraversano quotidianamente il confine per lavorare, studiare o vivere. Si garantisce con una maggiore cooperazione tra gli Stati, con forze dell'ordine adeguatamente dotate di personale e strumenti, con un controllo efficace delle frontiere esterne dell'Unione europea e con un rafforzamento delle attività investigative e di intelligence. Sono dunque necessarie politiche europee condivise e strumenti realmente efficaci, non sospensioni indefinite e annunci ad effetto".
"Il tema della sicurezza merita serietà, non propaganda! E, soprattutto, merita di essere sottratto al ricatto del binomio 'sicurezza e immigrazione', che la Destra continua a riproporre come un mantra, nonostante la sua crescente incapacità di tradursi in soluzioni concrete. Se anche da Destra arriva oggi il riconoscimento che certe misure non servono, allora è proprio arrivato il momento - conclude Capozzi - di abbandonare la propaganda per tornare alla realtà: Schengen va difeso, la sicurezza va garantita e le politiche sull'immigrazione vanno affrontate con strumenti seri, europei ed efficaci, non attraverso emergenze permanenti costruite per alimentare consenso".
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