Giuseppe Conte, la comunicazione al Senato
All’ordine del giorno in Senato della Repubblica le comunicazioni del presidente del consiglio, Giuseppe Conte, sulla situazione politica in atto. Dopo la fiducia alla camera (che lo ha appoggiato con più della maggioranza assoluta, 321 voti), comunica oggi al Senato, per chiedere anche qui la fiducia. Conte percepisce ancora la “spinta ideale”, la “fiducia”, di cui il parlamento italiano lo ha investito in passato. Ma la pandemia ha “modificato la dinamica stessa delle nostre relazioni”, la paura di perdere beni essenziali rende il paese fragile. “La politica si sta interfacciando come mai prima con la scienza” spiega Conte, “anche con le nostre conoscenze giuridiche”.
L’esperienza della pandemia ha rafforzato il rapporto tra forze politiche e governo, anche “tra forze distanti, per prendere decisioni giuste e importanti”, data proprio la gravità dell’ora. “Posso parlare a testa alta, non per arroganza, ma perché la squadra di governo ha impiegato tutte le proprie forze per l’unità nazionale”. Il dibattito politico che si è acceso in questi mesi ha determinato la promozione di iniziative e risposte diverse rispetto al passato, adottando anche politiche innovative. “Il next generation EU ha lasciato un’impronta che è una svolta per il futuro dell’Europa, un esito politico della scelta europeista su cui si basa questo governo”.
“Abbiamo posto le basi per un deciso rilancio, per la crescita. Se esaminate i dl emanati durante l’emergenza troveremo misure strutturali, che vanno interpretate in questa prospettiva”, ovvero come investimento per il futuro del paese. Poi transizione verde, occupazione femminile e giovanile, la ripresa del mezzogiorno: tanti gli interventi che il premier ricorda al Parlamento. I potenziamenti alle misure di sostegno, spiega il premier, si si sarebbero potuti avere senza “l’impegno del parlamento”.
A seguito delle dimissioni delle ministre di Italia Viva si è “aperta una crisi. Che deve trovare la propria risoluzione in questa sede. Avviene in una fase cruciale, a pandemia ancora in corso, e io avverto disagio. Perché sono qui oggi non per illustrare sostegni ai cittadini, ma per spiegare una crisi di cui non ravviso alcun possibile fondamento”.
“C’era davvero bisogno di aprire una crisi politica in questa fase? - domanda retorico il Premier - credo di no”. Parla poi di mine, disseminate sul percorso comune, una ferita nella compagine di governo, tra le forze di maggioranza. “Arrivati a questo punto non si può pensare di recuperare un clima di fiducia”, ormai il senso di affidamento, imprescindibile per il lavoro del governo, non c’è più. Si continuerà ora a favorire la ripresa, per portare il paese fuori dalla pandemia.
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