Ferriera, sindacati contro CGIL: «Arroccata ancora a difesa dell’area a caldo»
«In questi ultimi giorni si sta assistendo ad un vero e proprio stillicidio di assurdità in merito al possi- bile accordo che le nostre organizzazioni sindacali stanno provando a realizzare in merito al percorso di dismissione dell’area a caldo della Ferriera. La Fiom-Cgil in particolare, arroccata ancora a difesa dell’area a caldo, sta innalzando strumental- mente una vera e propria “cortina fumogena” per rendere incomprensibile ai lavoratori il merito dell’accordo in fase di definizione, creando paure e incomprensioni a regola d’arte in vista del per- corso di validazione dell’accordo stesso». Lo rilevano in un comunicato stampa congiunto Failms, Fim-Cisl, Uilm-Uil, Usb-lavoro privato
«Per questo motivo - ancora - è utile che venga chiarito una volta per tutte il lavoro su cui tutte le organizzazio- ni (Fiom a parte) sono state impegnate: L’azienda ha formalizzato la chiusura dell’area a caldo, prevista il 31 gennaio 2020. Le organizzazioni sindacali sono chiamate in questo momento a formalizzare con l’azienda un accordo che ha il com- pito di mettere al riparo i lavoratori della Ferriera dalle possibile ricadute economiche ed occupa- zionali, individuando in particolare i percorsi di tipo interno all’azienda stessa. E’ abbastanza evi- dente (e la Fiom lo sa bene) che Arvedi in questa fase non può impegnare soggetti terzi, che invece saranno coinvolti direttamente dal Governo nell’ambito dell’accordo di programma».
«Le organizzazioni sindacali - vien rilevato - nel corso della discussione sono riusciti ad introdurre nel testo presentato dall’azienda tutta una serie di garanzie che erano imprescindibili, e che saranno poi formalizzate ed incluse nell’accordo di programma. Questi elementi di garanzia possono essere riassunti in:
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Rioccupazione di tutti i lavoratori dell’area a caldo.
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Creazione un percorso anche interno che includa maggiori tutele per i contratti di somministrazione in scadenza a breve.
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Garanzia di una CIG che abbia i minori impatti possibili nelle tasche dei lavoratori coinvolti attraverso rotazioni, anticipo e maggiorazione della quota prevista per legge»
«La Fiom-CGIL - conclude la nota - , per difendere strumentalmente l’area a caldo, si dimentica di dire che gli elementi “finali” e totali di garanzia dell’occupazione saranno forniti nell’ambito dell’accordo di programma sottoscritto con tutte le istituzioni (Comune, Regione e Governo) e non a caso, l’eventuale accordo con Arvedi è valido solo al recepimento dello stesso e delle richieste ivi contenute, dentro l’accordo di programma. Nell’ultimo incontro la Fiom territoriale ha abbandonato il tavolo ad incontro non ancora iniziato, dando giudizi senza aver partecipato alla discussione e disimpegnandosi così dalle responabilità verso i lavoratori per una cieca visione strumentale di contrapposizione tra lavoro e salute. FAILMS, FIM-CISL, UILM-UIL ed USB continuano ad essere impegnate in un percorso che garantisca “esuberi zero”, in un quadro di sviluppo delle attività che rimarranno in capo ad Arvedi, a tutela della salute di lavoratori e cittadini, per la riconversione dell’area e guardando ad un nuovo modello di sviluppo industriale per Trieste».
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